home » Articoli » I decaloghi dell'usabilità
16/05/2001
[di Maurizio Boscarol]
Dopo aver svolto per anni ricerche di usabilità, diversi autori hanno notato una notevole concordanza e un certo grado di ripetizione nelle difficoltà che incontravano gli utenti alle prese con le interfacce dei siti, così come negli errori più comuni commessi dai progettisti.
Poiché, ricordiamolo, l'usabilità è soprattutto una pratica osservativa (si basa cioè sull'osservazione diretta dell'utente alle prese con il sito: solo questo garantisce veramente dei risultati), sarebbe bene in ogni progetto procedere all'osservazione diretta dell'interazione utente/interfaccia. Tuttavia: se gli errori si ripetono, perché sprecare questo tipo di conoscenza?
E' così che nascono le linee guida, i principi euristici, i decaloghi su cosa fare e cosa non fare sul web.
Pur con le dovute cautele legate ai rischi di semplificazione e generalizzazione, questi principi possono fornire un'utile e concreta base di riferimento per chi si avvicina ai temi dell'usabilità. Proponiamo perciò uno sguardo su questo argomento, e cerchiamo di capirne di più.
Non possiamo che iniziare da colui che più di ogni altro lega il suo nome alla web-usability, il controverso guru da 20.000 dollari al giorno (probabilmente aggiornati al più recente tasso d'inflazione), l'ingegner Jakob Nielsen.
Nel suo sito, fra varie regole, Nielsen espone i principi euristici che ha ricavato tramite analisi fattoriale di 249 errori comuni emersi in varie ricerche precedenti. I fattori emersi sono 10, e Nielsen li espone sul suo sito. Purtroppo per noi, Nielsen copre con un rigido copyright il suo decalogo, anche per quanto riguarda le sue traduzioni, così non vi resta che andare a vedervelo sul suo sito o leggerlo su qualche libro che ha ottenuto l'autorizzazione. Tuttavia possiamo fare un breve sunto, e notare come questi 10 principi si riferiscano in buona parte a 3 grandi aree di problematicità:
La cattiva fama di Nielsen presso molti web designer, però, è dovuta principalmente al fatto che accanto a questi principi si lasci di tanto in tanto andare ad affermazioni decisive e totalizzanti, quali 'Non usare i frame', 'Non usare Flash!', 'I link devono essere blu e sottolineati'. Come vedremo anche in seguito, affermazioni del genere andrebbero sempre limitate ad uno specifico contesto d'uso e a precisi obiettivi del sito, e non generalizzate a regola assoluta.
E' interessante operare un confronto con i consigli di un altro autorevole
personaggio, Bruce Tognazzini, che sul
suo www.Asktog.com espone sedici principi. Molto più tecnici
e articolati, ma anche talvolta oscuri, i principi di Tognazzini sono
utili soprattutto per un'utenza un po' più esperta, e riguardano
argomenti di livello più astratto.
E' bene sottolineare che, rispetto ai principi di Nielsen, che pure considerano
il problema, quelli di Tognazzini sembrano porre particolare accento sull'aspetto
della visibilità degli elementi dell'interfaccia.
Attenzione alle scelte cromatiche, alla disposizione visiva degli elementi,
all'esplorabilità dell'interfaccia, alla leggibilità e alla
visibilità stessa degli elementi di navigazione sono tutti consigli
che puntano a questo: niente deve essere dato troppo per scontato, non
è il caso di instaurare indovinelli con elementi di navigazione
non ovvi.
L'interfaccia viene in sostanza considerata per quello che è: non
un'opera d'arte, ma soprattutto uno strumento che deve "farsi usare",
consentire una certa maneggevolezza da parte dell'utente.
La funzione dell'interfaccia è in qualche modo quella di "sparire" dall'attenzione cosciente del visitatore, e per far questo, essa deve paradossalmente "comparire", rendersi visibile ed evidente, colmare tutte le lacune e "proporsi" per l'uso. Un ottimo approccio a questo tipo di uso funzionale e non-estetico dell'interfaccia si può trovare in un brillante articolo di Umberto Santucci, che dovrebbe contribuire a chiarire le idee anche riguardo alla presunta uniformità delle interfacce usabili...
Su ogni sito che si occupi di usabilità troveremo però un decalogo leggermente diverso. Vi sottopongo così, a mo' di esempio, altri 10 'usability tips', suggerimenti, se non proprio principi, che provengono da un altro sito, system-concepts.com. La traduzione è mia, e vi invito al confronto con i suggerimenti di Nielsen e Tognazzini. Secondo System-concepts, dunque, dovreste:
Questo decalogo evidenzia come i consigli variano a volte anche enormemente da sito a sito e da consulente a consulente. Systemconcept sembra preoccuparsi molto di più di strategia di comunicazione, con l'attenzione spostata verso la 'value proposition', i contenuti attraenti, il consiglio di parlare con i clienti... E tuttavia tutti questi argomenti sono perfettamente pertinenti in un discorso sull'usabilità.
Diventa allora chiaro, davanti alla difformità degli approcci, che questi tipi di decaloghi vanno soprattutto interpretati e capiti, collocati nel loro giusto contesto, adattati ai propri obiettivi. Non tutte le regole si adattano a tutte le situazioni.
Il ricorso a regole usate a mo' di slogan, buone per tutte le circostanze
è uno dei motivi per i quali molti web designer si richiudono in
posizione difensiva non appena sentono nominare la parola usabilità.
Oggi, prima ancora che una vera cultura dell'usabilità decolli
in Italia, bisogna guardarsi da questo rischio: ridurre l'usabilità
ad una serie di 'non far questo' e 'non far quello'.
In conclusione di questa breve panoramica di regole e principi, teniamo
a ricordare che, sul web, l'usabilità è un metodo di
sostegno alla progettazione e al design, e va commisurata ai diversi
obiettivi del sito.
Non esiste un'usabilità a priori, insita in ogni sito.
Come abbiamo fin dall'inizio sottolineato, l'usabilità riguarda infatti l'interazione d'uso fra un particolare utente e l'artefatto cognitivo, e non è una proprietà astratta, misurabile automaticamente. Le regole sono semplificazioni buone per farsi ascoltare in un momento iniziale, quando l'attenzione alle esigenze dell'utente è ancora scarsa. Ma devono subito essere sostituite da un metodo: questo metodo è un approccio al design più ampio, che coinvolga l'utente nel processo di progettazione, che incoraggi i web designer a sviluppare soluzioni ad hoc sul tipo di progetto e di pubblico precisi.
L'usabilità deve essere certo grata alle regole (sono quelle che evitano gli errori più marchiani) ma deve essere capace di prescinderne, in favore di approcci particolari, legati agli obiettivi dei singoli siti piuttosto che ad un'uniformità che non giova certo alla comunicazione complessiva.
Tuttavia vi è in questo richiamo l'ombra di un doppio rischio:
Contro questi rischi si gioca oggi una sfida di serietà e credibilità per chi si occupa di usabilità e design.
Precedente:
« La sfida dell'accessibilità
Successivo:
Web design e interfacce software: alcune differenze »