9 novembre 2011 | [6]
La User Experience è la parola nuova nell’ambito della progettazione web da ormai qualche anno. E’ diventato un termine onninclusivo, che a seconda dell’interlocutore, sembra contenere l’architettura dell’informazione, l’usabilità, la grafica, il marketing, il project management, e chi più ne ha più ne metta.
La sensazione è che User Experience sia un’etichetta felice, ma che non sia chiaro nemmeno a tutti i suoi praticanti di che si tratti. A rafforzare la sensazione c‘è la considerazione che non si tratta di una disciplina con portati dalla ricerca scientifica (a differenza dell’ingegneria dell’usabilità, che vanta filoni di ricerca nella Human-Computer Interaction), né con pratiche progettuali ad hoc (come invece vale per l’architettura dell’informazione, che in card sorting, content inventory, costruzione di dizionari controllati ed altro ha un armamentario di elezione).
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26 luglio 2011
La User Experience ha un valore reale o piuttosto è fuffa, qualcosa bello da dire ma di scarsa sostanza? La domanda si è posta nel corso di una discussione con Stefano Bussolon e Raffaella Roviglioni su Google Plus, il social network di Google.
Così ho provato a mettere insieme un questionario rapido rapido da far fare ai vostri amici che lavorano con voi o che fanno i programmatori, i grafici, i project manager. E’ imperfetto, ma ci serve per capire qual è la percezione sulla UX. Fatelo, se avete un minuto (è davvero brevissimo) abbiamo chiuso il questionario e fra qualche giorno tireremo le somme! Grazie!
20 maggio 2011 |

Su Apogeonline è uscita la prima puntata di un mio lungo articolo/saggio a fumetti sui social network. Lo segnalo perché vi recupero informazioni e materiali già usati per i miei corsi all’Università di Trieste (prima Editoria Multimediale, poi Giornalismo e Nuovi Media, e ora Informatica per psicologi), dove provo a dare una cornice storica al fenomeno delle reti sociali, che così tanto sta cambiando strategie e modalità di interazione e relazione online. Il saggio è a fumetti per diverse ragioni: la prima della quale è che da sempre faccio anche fumetti (oltre che usarli per progetti di ricerca). La seconda è che mi piace sperimentare un taglio didattico leggero per i temi tecnologici, un modo di usare il fumetto che non si vede spesso, né in Italia né all’estero (dove tuttavia il fumetto didattico è stato spesso svolto da grandi nomi del comics mondiale: Will Eisner ha dedicato buona parte della sua carriera a opuscoli illustrativi a fumetti per l’esercito).
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