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19/11/2018

Quali attività di UX sono più diffuse e come sta cambiando il profilo della professione all’estero

[di Maurizio Boscarol]

Dati su strumenti usati nella UX Almeno i test di usabilità resistono in cima alle attività di UX

Sul sito MeasuringU.com di Jeff Sauro è comparsa una interessante comparazione dei metodi più usati dai professionisti della user experience. I dati provengono dal questionario che periodicamente dall’associazione internazionale UXPA invia ai suoi membri.

I risultati – per il 70% riferiti al mondo anglosasssone – sono presentati in serie storica, comparandoli con quelli analoghi del 2011, del 2014 e del 2016. Nel tempo il metodo di campionamento degli studi è tuttavia cambiato, quindi i risultati non sono perfettamente sovrapponibili. Ma è utile per capire i trend, pur con i limiti di cui sopra, anche perché è probabile che influenzino il resto del mondo, tra cui l’Italia.

1) Meno analisi dei requisiti

Tra i trend, purtroppo, spicca il calo delle attività legate all’analisi dei requisiti, quella che dovrebbe stare alla base di ogni progetto e che comprende attività come la scrittura di Personas e profili utente, l’analisi dei requisiti, gli studi etnografici e la task analysis.

Queste attività sono tutte in calo tranne le personas/user profiles. Il che significa, purtroppo, che si scriviamo molte storie su personaggi immaginari, poco basati su dati reali. Questo trend è anche un tradimento delle indicazioni di Cooper, che è fra gli inventori delle Personas, e che sottolineava come i profili e le personas descritte devono essere definiti a partire da dati reali.

Si tratta un po’ quindi di un tradimento della pare U, User, dell’etichetta UX.

2) Più visual design

Al contrario, fra i trend di crescita vediamo quelli legati a prototipazione e visual design. E’ un po’ l’indicazione che il settore stia diventando sempre più un settore che fa progettazione, ma… di tipo tradizionale. Cioè quella che faceva una volta il cosiddetto “web designer”. Si fanno i disegni ad alta fedeltà delle schermate. Magari con strumenti nuovi e in rete: ma è un’attività davvero vecchia, solo con un’etichetta nuova.

3) Buona tenuta dell’accessibilità

In crescita – benché sempre marginali, solo il 20% di menzione nelle risposte – le attività legate all’accessibilità, sia con analisi esperte che attraverso i test con utenti disabili. Probabilmente è legato alla revisione delle WCAG (prima con la versione 2.0 e ora con la versione 2.1) e della sec.508 negli USA In Italia le norme sono state aggiornate alla 2.0 prima e alla 2.1 di recente, con tempismo decisamente migliore rispetto al passato.

4) Più design thinking per tutti

Infine, tra i trend interessanti la crescita delle attività strategiche, che nel 2011 nemmeno venivano menzionate. Consulenza strategica e design thinking, soprattutto, che da qualche anno è una buzzword anche da noi e denota un insieme di approcci ai problemi progettuali divergente e laterale, per affrontare in maniera strutturata le diverse fasi e i problemi.

Che ne pensate? Si vedono gli stessi trend anche in Italia? E soprattutto, cosa fare per recuperare l’orientamento all’utente che la UX da questi dati sembra in parte perdere? Lasciatecelo scritto, se volete, nei commenti.

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