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25/03/2009

Aza Raskin, Firefox e la progettazione in pubblico

[di Maurizio Boscarol]

Aza Raskin, da qualche tempo responsabile della user experience ai Mozilla Labs, sta progettando nuove funzionalità per i tab di Firefox, e lo sta facendo in diretta.

In pratica, vuole ridisegnare, come già hanno fatto Opera, Safari, Chrome e Explorer 8, la pagina che si vede quando apriamo una nuova scheda nel browser, offrendo opzioni e azioni comuni invece di uno sfondo bianco. Ma lo fa discutendo le proposte in pubblico sul blog e addirittura postando su Twitter le ultime novità in diretta.

Una nuova tendenza nel webdesign (già inaugurata da alcuni con il redesign “live” dei propri siti)? Oramai pare che tutto sia o voglia essere open, anche la progettazione, non solo il codice sorgente. E i test con utenti sono sostituiti, ai Mozilla Labs, dall’esperienza dei tester volontari attivati proprio dal blog. Gratis.

Non è detto che questa sia sempre la soluzione migliore (soprattutto quando non si ha la possibilità di osservare l’utente commettere errori e chiedere i motivi delle incomprensioni, cose utilissime anche per casi singoli). Ma certamente aiuta a creare coinvolgimento, chiacchiericcio, comunicazione, che per un progetto open è sempre una manna. Soprattutto se la cosa che si sta progettando è già presente sui prodotti della concorrenza…

Ma le aziende, che non sono fondazioni, avranno mai il coraggio di aprire la progettazione ai commenti degli utenti? E quali sono i pro e i contro di queste scelte? Certamente è piuttosto difficile proporre ai propri clienti una progettazione open. Ma se, dopo il periodo dei blog aziendali, iniziasse il periodo dei progetti aziendali in pubblico? Se avete esperienze o conoscenze di progetti aperti al contributo – incluse le critiche… – del pubblico, fatecele conoscere. Ne parleremo.

(E nel frattempo non possiamo non segnalare questa riflessione di Alex Faaborg sui cosiddetti scudi cognitivi, cioè il modo in cui le interfacce possono fare notifiche di livello d’importanza variabile all’utente senza fargli perdere il flusso d’azione; ha molto a che fare con la percepibilità, le affordance e anche un po’ con la progressive disclosure; è troppo lungo per occuparsene qui ora e semmai ci torneremo; ma certo che lo “scudo cognitivo” ci mancava: quasi meglio dell’alabarda spaziale).

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