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25/01/2010

Magazine digitali e tablet: prove d'interfaccia

[di Maurizio Boscarol]

Funziona così: mercoledì 27 presentano il nuovo tablet della Apple. E poi ci venderanno nuovi prodotti, dei magazine digitali fatti apposta per questi e altri dispositivi simili (ne preparano anche altri produttori, come HP).

Non ci credete? Dovreste. Il lavorìo sottotraccia di editori e produttori software è infatti sempre più evidente e documentato. Lo si vede per esempio da questo “video concept” di rivista digitale su tablet, che si chiama Mag+ e che l’editore svedese Bonnier (Popular Science e Parenting and Outdoor Life, fra gli altri) ha commissionato all’agenzia Berg.

il tablet multitouch Mag+ della Berg per l'editore Bonnier

Funziona così: mercoledì 27 presentano il nuovo tablet della Apple. E poi ci venderanno nuovi prodotti, dei magazine digitali fatti apposta per questi e altri dispositivi simili (ne preparano anche altri produttori, come HP).

Non ci credete? Dovreste. Il lavorìo sottotraccia di editori e produttori software è infatti sempre più evidente e documentato. Lo si vede per esempio da questo “video concept” di rivista digitale su tablet, che si chiama Mag+ e che l’editore svedese Bonnier (Popular Science e Parenting and Outdoor Life, fra gli altri) ha commissionato all’agenzia Berg.

Le caratteristiche dei magazine digitali

Il magazine su Mag+ si potrà dunque sfogliare, ruotare, ricercare, con gesti semplici che ricordano lo scorrimento di un nastro continuo, piuttosto che le pagine sfogliate della rivista, e naturalmente si potranno isolare foto, testi, costruirsi ritagli, eccetera. Impressionati? O forse, dopo l’iPhone, queste cose sembrano quasi ovvie, tanto da stupirsi semmai che nessuno l’abbia ancora fatto?

Sui tablet si potrà sicuramente navigare, ma il progetto vero è quello di creare prodotti editoriali del tutto diversi dai siti web. Riviste con un inizio e una fine, chiuse, a differenza dei siti, che sono luoghi di aggiornamento continuo, e dai confini sempre aperti. Uno dei temi evidenziati nella ricerca della Berg è infatti che il web è fin troppo denso e ricco di informazioni, tanto da sommergere gli utenti, disorientarli, scoraggiarli: per quanto si diventi abili nella navigazione, l’esperienza non sarà mai completa, perché non c‘è un fondo, una fine.

La rivista ha invece il pregio di essere un luogo chiuso, dove i materiali sono stati pre-selezionati e impaginati per ottenere un effetto specifico, anche emotivo. Diventa cioè un semplificatore e potenziatore dell’esperienza cognitiva. E l’interfaccia, non a caso, è ben diversa, più fisica e ricca, di quelle cui ci hanno abituato i browser.

Multitouch, sfogliamenti, clip e pie-menu

Trattandosi di “concept video”, il prodotto ancora non esiste. Ma esisterà. Gli editori sono interessati alla capacità di fornire non solo l’esperienza della lettura, ma anche qualità fotografica, interazione stile iPhone/iPod, con features multi-touch che creino un nuovo segmento di mercato e consentano di reinventare il prodotto “rivista illustrata”. Non è difficile immaginare che l’obiettivo è fornire agli utenti delle ragioni per acquistare questi prodotti, proprio come fanno con i magazine cartacei.

Se il multitouch sarà il paradigma di interazione sul quale tutto il resto si innesterà, ci vorrà del tempo e qualche errore per fissare le modalità “standard” dell’interazione, ma il video offre già un interessante panorama.

Pie-menu alla riscossa

Da notare l’implementazione di un menu radiale (o a torta, come nell’inglese pie menu), che è una delle conseguenze pratiche più dirette della legge di Fitts.

Si sono già visti pie-menu in applicazioni o siti di nicchia e su telefonini. Vedremo se questo modo di interagire, usato con le dita e non con il cursore del mouse, prenderà finalmente piede nelle interfacce “emotive” e gestuali che si preparano per il prossimo futuro.

un menu a torta o radiale in javascript per il sito songza.tv
Un esempio di pie menu dal sito Songza.
Pie menu per songza
Lo stesso esempio con menu di secondo livello.
pie menu per Mag+
Dettaglio del pie-menu su Mag+.

Nota: Torneremo sui pie-menu e sulle conseguenze della loro introduzione nelle interfacce, così come sui possibili sviluppi (come l’apprendimento di gesti per comandare i programmi) in un prossimo articolo.

Il Mag+ come progetto basato sulla ricerca

La Berg ha compiuto molte ricerche preliminari per sviluppare questo concept, intervistando molte persone per capire le reali motivazioni psicologiche ed emotive per le quali trovano piacevoli le riviste cartacee. Una fase della ricerca si è svolta in Corea e Giappone, dove l’uso dei media digitali è più avanzato, per capire presumibilmente contesti e modalità d’uso dei dispositivi portatili. Infine sono stati considerati i passati fallimenti delle riviste digitali, per non ripetere gli errori.

Sara Öhrvall di Berg spiega così la tradizionale carenza di ricerca sul campo che invece in passato ha caratterizzato prodotti simili di non eccellente successo:

«Questa ricerca preliminare potrebbe sembrare senza senso, ma è buffo quanto spesso il settore dei media si fondi su congetture che si spera si autorealizzino – spesso la gente sorvola sulle differenze fra quello che i clienti vogliono e ciò che conviene all’editore, confondendo sovente le due cose, o fondendole assieme.»

E’ proprio a evitare questo che dovrebbe servire la ricerca.

Cosa non ci sarà nell’interfaccia del Mag+

Interessante anche cosa non è previsto in questo “concept”:

  • lo sfogliamento con gli angolini di pagina che si voltano, tipici di molte interfacce che simulano le pagine, ma che sono un nonsenso sui prodotti digitali (ovvero: le metafore letterali non sempre funzionano da un media all’altro!): meglio dunque lo spostamento delle pagine come se fossero parte di un’esperienza continua
  • e poi le funzionalità sociali, che non ci sono ancora ma che Berg ha già dichiarato ci saranno in futuro. Come abbiamo già detto, gli editori e ricercatori si sono accorti che il nostro consumo di media è maggiore quando possiamo condividerne l’esperienza con altri.

E dunque, c‘è da aspettarsi che funzionalità di condivisione sociale saranno sicuramente presenti nel prodotto finale.

Editori al lavoro: i casi di Sport Illustrated e Wired

La proposta di Berg/Bonnier sembra già migliore di quest’altra, sviluppata tempo fa da Sport Illustrated (segno che a investirci sono in molti):

Ma non è tutto. La Adobe sta già lavorando con la Apple e l’HP e l’editore Condé Nast (quello di Wired, fra i molti altri) per produrre il software su cui gireranno proprio le riviste digitali che verranno fruite sui tablet Apple e sugli altri dispositivi del genere. Un video è disponibile solo sui chioschi multimediali dei negozi promozionali di Wired, ma è visibile una (cattiva) ripresa video qui:

Molti interessi economici si stanno insomma muovendo nella direzione dei magazine digitali. I punti fermi sono l’interfaccia multitouch e una buona qualità grafica. Altri punti rimangono incerti:

  • questi prodotti saranno “chiusi”, cioè realizzabili solo dai grandi editori, che a quel punto avranno trovato il loro cavallo di Troia per fare i profitti che il web, aperto, non gli ha finora consentito, e preservare prodotti e imprese giornalistiche?
  • o, invece, si assisterà ad una disseminazione di prodotti creati da soggetti piccoli e grandi, in maniera libera, come sul web? In tal caso si avrebbe una proliferazione di riviste digitali a pagamento alternative ai siti web
  • quale ruolo avrà a quel punto il web nella distribuzione dei contenuti? Tutto lascia intendere che il web diventerà quantomeno una testa di ponte per la distribuzione di questi contenuti a pagamento, sui siti o con applicazioni come App Store.

Potrebbe essere l’inizio di un grande cambiamento, sia di modello d’uso, sia commerciale, in direzioni anche abbastanza diverse da quelle verso le quali si è mosso il web finora. I cui orizzonti, però, nel bene e nel male, non sono ancora definiti.

E l’e-paper?

Un modello alternativo ai tablet è quello dell’e-paper. LG ha presentato giorni fa un proprio modello, che dalle immagini sembra promettente. Ma anche, per il momento, pesantuccio (quasi un etto e mezzo per un solo foglio A3).

e-paper di LG

Tuttavia, niente vieta di pensare a dei software che gestiscano l’interazione sull’e-paper esattamente come su un tablet. Oppure, forse, l’e-paper coprirà uno scenario d’uso alternativo rispetto ai tablet: grazie alle grandi dimensioni della carta, è possibile pensare di usarlo non per portarlo in giro, ma per rappresentazioni pittoriche ad alta dimensione e risoluzione, in contesti lavorativi o espositivi.

In ogni caso, in capo a una manciata di anni, potremmo vedere cambiare in maniera via via più consistente la produzione editoriale grazie alla progressiva miniaturizzazione dei componenti hardware, che proseguirà, e ad interfacce gesturali (o gestuali) sempre più evolute e raffinate.

Altri link a cui approfondire la notizia:

Commenta

  1. Gianfranco Torlone - 18 febbraio 2010, 10:37.

    Molto interessante qesta soluzione in AIR, ho provato a realizzare un’applicazione in Flex molto simile e presto anche in AIR.
    http://www.flexpedia.net/index.php/knight-reader-beta/

    Una prima preview è disponibile a questo url con due riviste demo

    BlogMagazine di JuliusDesign.

    Il Fatto Quotidiano Numero 1 Anno 1.

  2. Maurizio Boscarol - 18 febbraio 2010, 11:21.

    Molto interessante, Gianfranco, grazie. Ho fatto una rapida prova, e funziona bene. E’ in programma di far recepire la rotellina del mouse (sono su Mac)?

    Ci sono un paio di cose dell’interfaccia che sarebbe interessante approfondire, perché differiscono dal paradigma di zomming/panning/dragging usato per Google Maps, che per quantità d’uso e qualità di implementazione è praticamente il paradigma de facto, magari possiamo parlarne a parte. Grazie della segnalazione!


 

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