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1/08/2007

L'usabilità delle piazze

[di Maurizio Boscarol]

Vi stupite ancora che i siti siano talvolta poco usabili? Non dovreste. Infatti, l’attenzione all’usabilità è scadente anche in situazioni ben più gravi, meno virtuali, e dalle conseguenze serie sia per la salute delle persone che per le casse delle amministrazioni comunali. Perché sto parlando di due piazze, due casi di completo rifacimento, condotti secondo criteri che evidentemente non hanno tenuto sufficiente conto dell’usabilità e dei reali contesti d’uso.

Ometto il nome delle città, perché non mi interessa la polemica in sé. Ma si tratta di due amministrazioni di opposto colore, nella mia regione, il Friuli Venezia Giulia. Nel primo caso, la ristrutturazione è stata fatta senza avere chiari gli scenari di circolazione delle automobili. Questo ha un evidente impatto sul tipo di materiale che è adeguato usare per la pavimentazione. La giunta ha cambiato più volte decisione, prima negando l’accesso alle auto, poi consentendolo, poi identificando un calendario di orari e giornate in cui le automobili potevano circolare. La pavimentazione posata, però, non era adatta alla circolazione di mezzi su gomma, per diverse ragioni. La prima è che con la pioggia il fondale diventava viscido, creando pericolo per i mezzi e le persone. La seconda è che i materiali si usurano.

Dopo pochi anni, l’anello di pavimentazione attorno alla piazza è stato sottoposto a diversi interventi di manutenzione, con aggravio dei costi preventivati, e attualmente si presenta con diversi inserti in materiale “di recupero” per sostituire mattonelle “saltate” per effetto della circolazione di mezzi troppo pesanti. Chi paga? Il cittadino, naturalmente, che rischia pure di farsi male, nel frattempo.

E’ di questi giorni la notizia che in un’altra piazza recentemente rifatta, con dispendio di alcuni milioni di euro, l’amministrazione ha dovuto stanziare altri 140mila euro per interventi di straordinaria manutenzione e rifacimento. Esemplari alcuni di questi interventi.

  1. Ci si è resi conto che mettere pietra liscia in leggera pendenza sui bordi della piazza non è una buona idea perché con la pioggia il fondo diventa viscido e le persone, soprattutto quelle anziane, hanno la deprecabile tendenza a cadere e a fratturarsi qualche arto.
  2. Ci si è resi conto che alcuni spigoli di scalinate adiacenti alla piazza dovrebbero essere arrotondati, per evitare che qualcuno, cadendo, possa farsi molto male.
  3. Infine, ci si è resi conto che consentire il passaggio delle macchine su un lato in cui non vi è una divisione fra marciapiede e strada, e vi è un bar i cui avventori, ebbri di allegria e di altro, oscillano pericolosamente tra il tavolino e la sede stradale, be’, non è esattamente la cosa più sicura del mondo. Tuttavia, non vi sono altri lati su cui poter far circolare le automobili, e dunque bisognerà trovare altre soluzioni (contenimento, rallentatori).

Segnalo questi interventi, riportati dalla cronaca locale e confortati dall’esperienza diretta, perché in entrambi i casi la proverbiale vox populi aveva ampiamente sollevato le eccezioni e i dubbi sugli stessi provvedimenti urbanistici che, a posteriori, si sono rivelati dannosi. Eppure i progetti erano stati approvati, e non risulta che alcuno sia stato chiamato a rispondere degli incidenti intanto occorsi, se non la giunta comunale, come unica responsabile tenuta all’indennizzo dei feriti.

Erano situazioni che non si potevano prevedere? No. Richiedevano conoscenze esoteriche da parte del progettista? Nemmeno. Eppure accadono queste cose, oggi, nel 2007. E comportano spese di sistemazione a carico della cittadinanza perfettamente evitabili. E voi vi chiedete perché un sito, talvolta, non è perfettamente facile da usare?...

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