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28/04/2015

Il progetto delle tazze e gli scenari d'uso

[di Maurizio Boscarol]

Tazze più o meno usabili Due tazze che sembrano equivalenti, ma in alcune circostanze non lo sono...

Uno dei momenti peggiori della giornata è quando non sono completamente sveglio. E qualcuno potrebbe sostenere mi capiti spesso (i maligni sono ovunque).

La mattina prima di colazione è però senz’altro peggio. Ed è il momento in cui tollero meno di commettere un errore, di versare il caffé, di bagnare inavvertitamente il pavimento della cucina con la tazza appena estratta dalla lavastoviglie. Ehi, è rimasta lì tutta notte: possibile che ci sia ancora dell’acqua sul suo fondo?

Eh già, perché le tazze hanno spesso (quasi sempre) il fondo rialzato, con un bordo sporgente su cui poggiano. Certo, in questo modo sono più stabili quando si poggiano su una tovaglietta piena di briciole. Ma questa bombatura verso l’interno ha la fastidiosa controindicazione di trattenere l’acqua quando, riposte verso il basso, le si prende dalla lavastoviglie.

A meno che…

…A meno che il progettista non ci abbia pensato. E’ la differenza fra le due tazze nella foto in alto. Bombata per poggiare meglio sulle briciole, la prima. Bombata ma anche dotata di scanalature per far scorrere l’acqua la seconda.

È interessante sottolineare che entrambe queste “feature”, la bombatura con il bordo livellato, e le scanalature, sono pensate per rendere più agevole l’uso, ma in compiti e scenari diversi. La prima però è stata pensata quando ancora non esistevano le lavastoviglie, e vi era l’uso o di asciugare a mano o di riporre le tazze lavate inclinate. Il problema dell’acqua che ristagna insomma non si poneva così spesso.

Il secondo è un design che — potremmo dire — tiene conto dei mutati stili di vita, e della diffusione di un nuovo strumento tecnico: la lavastoviglie.

Questo esempio chiarisce che quando si parla di design centrato sulle persone, non si vuole insinuare che il designer non sia abbastanza bravo. Semmai è troppo sveglio e rischia di non rendersi conto che c’è gente, come me, che con le vecchie tazze rischia ogni mattina di annaffiare il pavimento.

In un mondo che cambia le nuove abitudini e le tecnologie creano ambienti nuovi e modificano anche i comportamenti vecchi. Questo pone sfide continue ai progettisti. Adottare un processo che includa il punto di vista delle persone serve a capire questo, a considerare i loro contesti, a progettare prodotti migliori, che innovino su basi di partenza già buone, tenendo conto di aspetti e scenari d’uso che forse noi non viviamo, e per i quali non riusciremmo altrimenti a progettare. Ma che sono il quotidiano di molte altre persone: quelle cui ci rivolgiamo.

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