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26/11/2014

HTML5 è una specifica ufficiale e si può usare per siti pubblici

[di Maurizio Boscarol]

HTML5

Da pochi giorni l’HTML5 è diventato specifica ufficiale del W3C. Ricordate? Avevano detto 2015, hanno fatto prima. Anche se lo sviluppo di diversi moduli continua.

La notizia ci interessa perché, a dispetto del fatto che nel mondo tutti usano HTML5 e CSS3, in Italia la PA non lo poteva fare. Ora che la specifica è raccomandazione, è utilizzabile anche ai sensi dell’ottuso allegato A del D.M. dell’8/7/2005, ottusamente emendato nel 2013, che prevede l’obbligo di usare, per realizzare siti accessibili, solo specifiche pubblicate con lo stato di “raccomandazione”.

I siti che già lo usano adesso possono uscire dal peccato e partecipare alla Sacra Messa in Conformità, proprio come quelli che seguono le altre specifiche.

Il sito è mobile, qual piuma al vento

Dietro lo scherzo c’è una questione seria.

Visto lo stato di oggettivo arretramento dei siti della PA dal 2008 a oggi, siamo sicuri che la questione non c’entri proprio niente?

  • L’impossibilità, almeno formale, di usare HTML5 e CSS3, quando questi sarebbero stati utili per aggiornare i siti soprattutto per adattarli alla fruizione mobile;
  • L’insistenza parossistica su questioni di conformità di codice che hanno sia drenato risorse di formazione, sia giustificato gli sviluppatori a concentrare risorse esclusivamente su aspetti di codice, anziché su pratiche progettuali più ampie;

a mio parere sono fra le concause di questa arretratezza cui si sta cercando alla meno peggio di porre rimedio mettendo in cantiere una nuova strategia digitale, speriamo di maggior successo della precedente.

Vincolare a principi, non impedire l’adozione di tecniche

La tutela della disabilità è fuori di discussione. L’accessibilità dei dati anche. Ma a questi obiettivi è possibile arrivare anche evitando di bloccare l’adozione di tecnologie nuove, quando queste sono usate nel rispetto di quei principi.

Sono i principi a dover essere tutelati nelle leggi. Se le leggi e i decreti vincolano all’uso di una tecnologia, è ovvio che si aggiorneranno sempre troppo tardi rispetto al raggiungimento della maturità di una tecnologia più recente. E che è anche molto difficile, per il legislatore, indovinare per tempo utile quale tecnologia si diffonderà o meno.

Anni fa tutti puntavano su XML, che invece è stato superato nell’uso comune da HTML5. Non è colpa del legislatore: sua colpa è essersi concentrato troppo su questioni di cui non avrebbe dovuto occuparsi. Sarebbe stato preferibile demandare i dettagli ad addendum e guide tecniche che spiegassero il modo consigliato di rispettare quei principi con le tecnologie correnti, e indicassero magari modi non legittimi, privilegiando in ogni caso la resa nelle tecnologie utilizzate dall’utenza, piuttosto che lo stato delle specifiche.

Nessuna specifica, neanche html 4.01, peraltro, è implementata completamente nei browser, e certo non lo era al tempo dell’uscita della legge! Ma conta l’effetto per l’utente, non il rispetto formale.

Dice il saggio

Tutto bene ciò che finisce bene? Non proprio: perché non è il legislatore ad aver capito il proprio errore. E’ la realtà che si è aggiornata prima del previsto. Se coloro che decidono sono ancorati a visioni stolide del digitale ci attendono inevitabilmente nuove catastrofi. Il tempo dirà se i piccoli conformatori sono cresciuti e hanno abbracciato una complessità forse meno rassicurante ma un po’ più utile a tutti.

Nel frattempo approfittiamo di questa finestra di opportunità e speriamo di recuperare almeno un po’ il gap che i nostri siti pubblici hanno accumulato.

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