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12/02/2010

Google Buzz, la privacy e l'usabilità

[di Maurizio Boscarol]

Serge Brin di Google presenta Google Buzz

Google ha appena lanciato il suo servizio Twitter-like, Buzz. Si tratta di un sistema di messaggistica commentabile aperto ad una cerchia di amici, con messaggi che possono essere pubblici o privati, e anche pescati dai propri blog (questo post per esempio verrà subito pubblicato sul mio Buzz…). Il vantaggio è che è integrato con Gmail: per chi la tiene sempre aperta, una comodità. Ma anche una scelta che può rendere più caotico l’uso delle mail.

A colpire sono alcune scelte di design di Google che hanno un forte impatto sulla privacy, tema molto sentito in questo periodo, soprattutto in relazione ai social network (è noto che le policy sui contenuti generati dagli utenti di molti di loro sono piuttosto vincolanti). Cos’ha fatto Google con Buzz?

Anzitutto, ha scelto un opt-in per attivare il servizio. La prossima volta che entrate in Gmail (dovete uscire e rientrarvi, se l’avete già aperta) vi viene proposto di aderire a Buzz. E nel momento in cui aderite vi ritrovate già con una serie di follower e di following, pescati fra coloro con cui avete scambiato mail nell’ultimo periodo. Senza fare niente, siete già connessi con parte del vostro piccolo mondo.

Default intelligenti

Una scelta comoda, se non avete grossi problemi a condividere i vostri affari. Ma meno comoda se, per caso, dovete escludere qualcuno o non volete che un vostro cliente sia connesso al vostro profilo pubblico. Google sta in realtà applicando un principio di design “usabile” piuttosto noto: i default intelligenti. Senza che l’utente faccia niente, il sistema ha una serie di opzioni predefinite. Se vuole, l’utente le può modificare. Altrimenti non è necessario.

Il default intelligente è un buon principio di design in molte situazioni: compilazioni di form, salvataggi di documenti, formattazioni. Specialmente quando è usato bene, e se per prima cosa preserva i dati dell’utente. Ma quando le scelte sono sociali, connesse alle relazioni con altre persone, diventa un po’ invasivo. Thaler e Sunstein, nel loro consigliatissimo Nudge, suggeriscono di usarlo negli USA per far optare verso trattamenti pensionistici a favore del lavoratore: il particolare sistema statunitense infatti richiede una scelta attiva, che molti lavoratori per pigrizia o disinformazione non compiono, ritrovandosi alla fine della vita lavorativa senza un trattamento pensionistico adeguato. Se il governo deliberasse che in assenza di scelta i lavoratori si trovassero automaticamente l’opzione per loro più conveniente, sarebbe un gran vantaggio. Una scelta di design (delle politiche, in questo caso) ha conseguenze molto importanti sulla vita dei lavoratori.

Il tutto va a scapito della libertà? Sì e no. Perché uno è sempre libero di modificare la propria scelta. Solo che deve essere informato e capace di farlo. La democrazia non presuppone forse un cittadino informato? La stessa cosa vale per Buzz. Solo che la scelta di escludere un follower dopo che per default esso è già vostro “amico”, ha un chiaro impatto sulle vostre relazioni interpersonali. Spesso non reversibile. In pratica, siete meno liberi di decidere.

Follower pubblici

Ma non è tutto. La scelta che ha lasciato molti perplessi è quella di rendere pubblico di default l’elenco dei follower. In pratica, non solo voi vi trovate i follower già impostati. Ma chiunque veda il vostro profilo, può vedere chi sono i contatti che seguite e che vi seguono! Questa è una scelta che non solo impatta sulla vostra privacy, ma anche su quella dei vostri amici.

Una scelta del genere può essere legittimamente resa attiva di default dal sistema? Non sarebbe meglio lasciare che sia l’utente a decidere se rendere pubblica la lista di coloro che lo seguono? La probabile ragione per cui Buzz ha optato per una politica molto aperta riguardo a questi problemi di privacy, è che in questo modo incoraggia l’uso dello strumento. Incoraggia la scelta, incoraggia la scoperta da parte dei curiosi di altri profili, e la probabilità che per curiosità si seguano. Insomma, è una specie di lubrificante sociale. E soprattutto aumenta la probabilità di successo del servizio. Ma, appunto: lo fa per facilitare voi o per facilitare lui?…

Per modificare questa impostazione, dovete andare a modificare il vostro profilo, togliendo la spunta alla casella che recita “Visualizza l’elenco delle persone di cui seguo gli aggiornamenti e delle persone che seguono i miei aggiornamenti”. Ma quanti lo faranno attivamente? Quanti sono persino consapevoli della scelta? Quanti addirittura la immaginano, o la immaginano come problema?

E’ vero: il concetto di privacy sta probabilmente cambiando. Ma siamo noi a sceglierlo o è la conseguenza del design dei sistemi tecnici (e delle convenienze dei loro proprietari) che usiamo? C‘è ancora qualcuno disposto a sostenere che la tecnologia è solo uno strumento neutrale?

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