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16/11/2012

E Nielsen sbagliò a leggere i dati...

[di Maurizio Boscarol]

Jakob Nielsen l’ha fatto di nuovo. E’ noto per le sue ipersemplificazioni, per le sue regole apodittiche al limite dell’ipse-dixit. Ma stavolta ha proprio preso lucciole per lanterne, sbagliando a riportare dati e numeri. Vediamo come.

Stavolta il rispettato guru si è esercitato nientemeno che sulla comparazione fra Microsoft Surface e iPad (mini e non mini). Lucio Bragagnolo, nel suo seguito blog, si è appena lamentato della banalità delle sue osservazioni, non senza buone ragioni. Ma ce ne sono di altre…

Jakob Nielsen l’ha fatto di nuovo. E’ noto per le sue ipersemplificazioni, per le sue regole apodittiche al limite dell’ipse-dixit. Ma stavolta ha proprio preso lucciole per lanterne, sbagliando a riportare dati e numeri. Vediamo come.

Stavolta il rispettato guru si è esercitato nientemeno che sulla comparazione fra Microsoft Surface e iPad (mini e non mini). Lucio Bragagnolo, nel suo seguito blog, si è appena lamentato della banalità delle sue osservazioni, non senza buone ragioni. Ma ce ne sono di altre…

Ancora sulla riduzione dell’area di touch

Prima le cose veniali. Riguardo iPad Mini Nielsen lamenta la riduzione delle aree di tocco, ma non tiene conto che esistono dispositivi come iPhone che hanno aree di tocco ancora più ridotte e che funzionano bene (come avevo sottolineato in dettaglio nella mia rassegna di poco tempo fa). Sebbene sia vero, in astratto, che alcune particolari interfacce di applicazioni possano dover essere leggermente riviste per funzionare con iPad Mini, ciò potrebbe capitare solo per applicazioni che già sull’iPad full-size usino aree sensibili al limite dell’operabilità. Ce ne sono, ma sinceramente non molte.

È più probabile, come avevo scritto, che i problemi si abbiano con alcune pagine web. Le quali, se non progettate con sufficiente attenzione alle aree sensibili (perché magari non pensate o testate per iPad) possono dar vita a maggiori problemi. Evitabili almeno non disabilitando la possibilità dello zoom.

Concludere che le app per iPad Mini debbano semplicemente essere riprogettate, è quantomeno azzardato, senza dati a supporto.

La comparazione del display

Il meglio però avviene con la comparazione dei display di Microsof Surface e di iPad (full-size) di quarta generazione. Basandosi su un test di Wired, Nielsen conclude che, sebbene dalle specifiche si dovrebbe concludere che il display Retina dovrebbe portare sempre ad una miglior esperienza utente, nei test tale superiorità riguarda solo i compiti di lettura ma non quelli di visione di video in HD. Nel test di Wired, infatti, mentre il 100% degli utenti preferiva il display di iPad per leggere un articolo, una maggioranza di utenti preferivano quello di Surface per i video.

Largo alle nuove generazioni

Primo problema: Nielsen parla nel suo articolo di confronto fra Microsoft Surface e iPad di quarta generazione. Ma l’articolo di Wired ha comparato Surface con un iPad di terza generazione. Sebbene la risoluzione del display sia la stessa, cambia il processore. Per il video potrebbe (non lo sappiamo con certezza) fare una qualche differenza nella fluidità o in altri aspetti. In ogni caso, Nielsen ha confuso i due dispositivi.

I numeri che ci convengono

Secondo problema: riportando le preferenze espresse dagli utenti nell’articolo di Wired, Nielsen dice che per la visione di video il 67% degli utenti preferisce Surface. Ma l’articolo dice altro: dice che il doppio di utenti preferisce Surface rispetto a quelli che preferiscono iPad: sei contro tre. Mentre due utenti non esprimono preferenze. Di conseguenza, si tratta di… sei utenti su undici che preferiscono vedere un video su Surface. Ovvero, se vogliamo riportarlo in percentuale, 55%. Sarebbe 67% solo se gli utenti testati fossero 9. Ma a che titolo scartare i due che non hanno espresso preferenze? Certo, 67% sembra un numero molto più convincente di un risicato 55%. E non consideriamo la discutibile pratica di ricavare percentuali da numeri assoluti così bassi: è una pratica che talvolta tutti adottiamo, nel settore, per rendere il tutto più omogeneo e comprensibile, oltre che, innegabilmente, per rendere più autorevoli i dati. Ma molti esperti di statistica la contestano, con buone ragioni.

Ora: una svista può capitare a tutti. Ma qui siamo più nel territorio del “piegare i dati ad un nostro bias”, o anche “vedere ciò che non c‘è solo perché ci fa comodo”. In effetti, Nielsen conclude dicendo “meno numeri, più esperienze reali”. Siamo d’accordo. Almeno nel suo caso, meglio non dare i numeri.

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