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Set 03:

30 settembre 2003

Bardi Awards: la risposta.

Riceviamo e volentieri pubblichiamo una risposta di Emanuele Sammut dei Bardi Web Awards, in merito alla nostra news "Bardi Web senza usabilità". Poiché la risposta è particolarmente lunga (4 pagine A4 in corpo 10), Emanuele ci scuserà se la pubblichiamo a parte, ma vi invitiamo davvero a leggerla integralmente. Per non creare equivoci insistiamo: leggetela, e poi tornate qui.

Emanuele si dispiace per le critiche rivolte ai Bardi, che rilevavano una scarsa considerazione dei requisiti di usabilità in alcune premiazioni. In particolare ci riferivamo al sito del Laboratorio dell'immaginario Scientifico, premiato nella categoria No-business. Passo alla prima persona (poiché la mail mi si rivolge direttamente), e vengo subito qui al punto che pare essere l'oggetto del disaccordo. Emanuele scrive:

"Se non interpreto male, la sua critica parte dal presupposto che la rispondenza di un lavoro a pre-determinati criteri di usabilità sia una “conditio sine qua non” per superare le tappe del percorso di ammissione e selezione. Sempre se la mia interpretazione è corretta, lei sembra affermare che ciascun percorso valutativo che non adotti questo criterio preliminare sia “scarsamente comprensibile” vale a dire, in pratica, perda di attendibilità."

Non credo perda di attendibilità: piuttosto, rispecchia un criterio che non condivido. Ritengo davvero che un'usabilità di base debba essere un pre-requisito per ogni sito eccellente (e i vostri premi assegnano un'eccellenza...) che non sia di pura espressione artistica (categoria in cui non rientrano i siti di cui parliamo), per motivi che dirò più avanti. Parlo almeno di un'usabilità a priori, non di test, ma di semplici linee guida ormai note, acquisite, che mirino soprattutto a non creare ostacoli di fruizione. Questo non compromette la creatività del progetto e la possibilità di sperimentare.

"E' abbastanza naturale che il nostro punto di vista differisca: le Sue considerazioni di consulente specializzato sono focalizzate unicamente sull' “usabilità”, le nostre riguardano un complesso di elementi più ampio ed articolato. Per quanto importante sia l’usabilità di un sito, dobbiamo ammettere che il valore di un progetto web non può essere determinato da un solo fattore, ma da un insieme di cause, di cui raramente una prevale nettamente sulle altre e che quindi devono essere considerate nel loro complesso."

Qui probabilmente sta l'equivoco: l'usabilità non è una componente o una caratteristica del sito. E' un indicatore della qualità della relazione fra sito e utente. Dunque coinvolge ogni aspetto di un sito (compresi i contenuti, la navigazione, la grafica), e dipende dagli obiettivi del sito, da quelli dell'utente, e dal contesto d'uso. Ecco dunque perché ritengo che l'usabilità non sia una componente, ma un modo per adeguare ogni componente del sito alle attese e ai comportamenti dell'utenza.

"Per questa ragione abbiamo deciso - sin dalla prima edizione del concorso - di adottare un criterio di valutazione pluridimensionale all’interno del quale ciascuna delle caratteristiche (fra le quali l’usabilità) giocano un ruolo importante ma non esclusivo. Se fossi uno specialista nella elaborazione di contenuti potrei a mia volta chiederLe quale importanza Lei attribuisca agli stessi, ad esempio alla qualità ed attendibilità delle informazioni fornite da un sito web. E potrei - non senza ragioni - sostenere che il buon livello del contenuto sia l’elemento su cui basare il criterio principe di ammissione e selezione… Ed allora perché l’usabilità si e la qualità dei contenuti no? Forse che questi ultimi non sono parte integrante del sito? (Scelga Lei altri esempi a suo piacere…). Dico questo solamente per dimostrare, con un esempio pratico ed immediato, che qualunque componente specifica inerente la realizzazione di progetto (ivi compresa la usabilità del prodotto), non possa essere considerata elemento discriminante principe in una selezione."

Poiché l'usabilità non è una componente del sito, ma un criterio (progettuale e valutativo) che mira alla qualità della relazione del sito con l'utente, è ovvio che ogni aspetto del sito dovrebbe essere valutato in tale ottica, oltre che secondo altre categorie (ad esempio la piacevolezza, l'adeguatezza all'obiettivo di comunicazione). Dunque anche il contenuto, nell'esempio che lei fa. In questa valutazione si deve naturalmente tener conto degli obiettivi del sito, confrontarli con i comportamenti dell'utente, e valutare se, dagli elementi che si hanno a disposizione, vi siano possibili cause di attrito, di difficoltà. Nel caso in esempio (la home page del sito del LIS), un'evidente causa di attrito è l'assenza di label verbali di navigazione e un meccanismo di sottomenu che richiede una certa perizia di manipolazione, che scoraggiano e ostacolano alcune tipologie di utenti. Certo non tutti. Ma siamo sicuri che il LIS voglia (o tragga vantaggio dal) discriminare i propri utenti sulla base della loro "tolleranza ad una navigazione complicata"?

"Il tipo di ragionamento, precedentemente riportato, vale soprattutto nel caso si valutino iniziative senza scopo di lucro e con obiettivi artistici, sociali, culturali od umanitari.
Il sito del Laboratorio dell’Immaginario Scientifico rientra nella categoria No Business, dove - in base alla impostazione valutativa da noi adottata - contano in modo particolare l’idea originale, i contenuti, l’intenzione progettuale ed il coinvolgimento intellettuale (od emozionale) che gli autori riescono ad ottenere. In questa ottica e per questa specifica categoria, Bardi Web Award ha preferito far prevalere lo “spirito” del progetto sulle considerazioni puramente tecniche che invece assumono una ben diversa rilevanza per altri fini ed in altri contesti."

Se ben comprendo, il ragionamento pare essere: "l'usabilità è importante nei siti business, ma nei siti no business, be', la fantasia può finalmente andare al potere"! Semplifico, ma, insomma, il punto è proprio che mi pare abbiate un'idea ben castrante dell'usabilità, come qualcosa che è necessario tollerare in siti che devono dare profitto, ma che, vivaddio, possiamo finalmente ignorare non appena non dobbiamo ottenere questo ritorno. E' proprio il contrario: un sito di servizio, come nel caso del LIS, che offre ottimi servizi culturali e che mi annovera fra i frequentatori (nell'ambiente fisico, intendo), ebbene, è ancora più importante che sia usabile, perché così consente a tutti di accedere a questi servizi. Ogni operatore culturale dovrebbe avere a cuore che la sua proposta arrivi al maggior numero di persone possibili. L'usabilità (di base) in questo senso aiuta a rimuovere almeno alcuni possibili ostacoli. Conosco un sacco di gente che appena visita un sito in cui per capire dove andare bisogna passar sopra ad icone si scoccia e se ne va. Non c'è dubbio che altri (come Emanuele) non se ne vadano: ma, ripeto, vale la pena selezionare i visitatori sulla base di questo aspetto? Dire "se non sei nello spirito della scoperta, allora non ci interessa che visiti il nostro sito?". Cari amici, vi prego di considerare questo aspetto del problema. L'usabilità non è un vezzo, non è un limite: è un ausilio a fare in maniera che più persone possibili fruiscano di un certo contenuto, di un certo servizio, e che l'esperienza sia per essi piacevole. E che non ne rimangano esclusi per errori del progetto. Perché perdere per strada alcuni utenti per motivi che nulla hanno a che vedere con la bontà di tali contenuti e di tali servizi?

Cambio capitolo e chiarisco il punto "accessibilità e finanziamenti pubblici", di cui ho parlato nella prima news e che ha suscitato altre lamentele: apprendo dunque che si tratta solo di patrocini pubblici, non di contributi; ne prendo atto e mi scuso dell'imprecisione. Ma in nessun caso ho parlato o intendevo alludere a "sperperi di denaro pubblico", come lei riporta nella sua mail. Il riferimento agli enti pubblici era dovuto proprio al dibattito in corso in Italia sull'accessibilità, che porterà presto ad una legge che obbligherà principalmente proprio i siti di enti pubblici ad essere accessibili. A questo mi riferivo, ecco tutto.

Dunque mi sarebbe parso molto bello se un premio come il Bardi avesse scelto di incoraggiare in tutti i modi la diffusione di una cultura dell'accessibilità incorporandola fin da quest'anno (anno europeo del disabile) fra i criteri di valutazione di ogni categoria, e non solo di una categoria specifica.

Non condivido, anche se naturalmente rispetto - e può comunque avere ricadute positive - l'idea di dedicarle un premio specifico. Mi pare ghettizzante. Un sito premiato per l'accessibilità e scadente per altri aspetti potrebbe contribuire a diffondere l'errata equazione "accessibile=brutto". Equazione che non si diffonde affatto se viene premiato in una categoria principale un sito anche accessibile.

E' per lo stesso motivo, e non per altro, che mi rammarico che il Vostro premio non tenga in adeguato conto delle recenti tendenze del web design, come la separazione fra contenuto e presentazione. Siamo in un'importante fase di transizione, e ritengo che il più prestigioso dei premi italiani debba farsi carico anche di un ruolo di divulgazione e di incoraggiamento di una positiva tendenza. O quantomeno registrarla.

Spero di aver contribuito a chiarire il mio pensiero e fugato i dubbi di bellicosità, che non ci sono proprio. Nè nei confronti dei Bardi Award (cui ogni civile discussione non può che portare vantaggi), né naturalmente in quelli del LIS, che anzi mi riprometto presto di tornare a visitare. Spero in ogni caso che questo dibattito susciti proficue riflessioni, sempre positive in un ambiente in evoluzione come quello del web, e rimango a disposizione per qualunque approfondimento della questione si possa rendere necessario. ¤

25 settembre 2003

Nuovo articolo su Usabile.it

Stavolta ci occupiamo di un tema che è stato oggetto, come spesso capita, di posizioni estreme: il tempo di caricamento della pagina e il peso che queste dovrebbero avere sul web. Lo facciamo con uno sguardo alle più significative ricerche scientifiche nel settore. Per scoprire alcune cose interessanti. Per esempio, che non tutte le attese sono uguali...
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17 settembre 2003

Accessibilità e nuovi Css hack

E' iniziata oggi la pubblicazione su Html.it dello speciale "Siti ad elevata accessibilità", scritto da Michele Diodati: una garanzia. Diodati, già autore di applicazioni accessibili come i forum sul suo sito (indispensabili punti di riferimento per l'accessibilità e gli standard in Italia), ha scritto una guida ampia e completa, piena di esempi concreti. Noi che abbiamo avuto il privilegio di leggerla in anticipo, la troviamo il miglior testo sull'accessibilità disponibile in rete in italiano. La pubblicazione, come consuetudine di html.it, verrà fatta a puntate. Ma ogni putata è ricca di spunti e di cose da imparare. Ottimo lavoro, Michele!

Nel frattempo, l'autore di queste righe, impegnato fra le altre cose a rendere definitivamente operativo il sito del libro "Ecologia dei siti web", ha, molto più modestamente, pubblicato oggi la spiegazione di un elegante "trucco" per gestire l'errato box-model di Explorer 5 per Windows. Il trucco, o hack, può sostituire il vecchio e poco intuitivo Tantek's Hack. Buona lettura. ¤

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