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usabilità, accessibilità e interaction design per il web

Home > Archivio news > 16-30 novembre 2002

Nov 02:

23 novembre 2002

L'accessibilità diventerà legge?

Il 16 dicembre verrà presentata a Venezia una proposta di legge sull'accessibilità dei siti pubblici in Italia. Gli organizzatori dell'incontro sono IWA/HWG, con la collaborazione della fondazione Ugo Bordoni, del progetto CABI della Marciana di Venezia (di cui abbiamo già parlato) e del gruppo UIC/OSI. Il tutto in vista dell'"anno europeo della persona disabile", che si aprirà ufficialmente fra un mesetto... Sarà la volta buona? Ci risulta che altre proposte di legge, trasversali agli schieramenti politici, sull'accessibilità dei siti giacciano per il momento in Parlamento. Auguriamo dunque un sincero in bocca al lupo all'iniziativa, di cui potrete leggere i dettagli sul sito IWA/HWG. ¤

21 novembre 2002

Anche i guru si emozionano

Qualcuno se ne sarà accorto: da qualche tempo anche Jakob Nielsen pare aver realizzato che l'efficienza non è l'unico parametro per valutare un sito, ma che anche la gradevolezza estetica e il piacere d'uso hanno un ruolo importante. Almeno così scrive. Le tappe di questa recente conversione sono abbastanza ben delineate:

  1. I suoi libri sono diventati progressivamente più curati nel graphic design. Già "Web usability" dimostrava una cura per l'impaginazione ampiamente maggiore del suo sito, e l'ultimo "Homepage usability" è addirittura curatissimo
  2. L'accordo con Macromedia per testare l'usabilità di Flash. Alcuni sono rimasti scandalizzati da questo annuncio, mentre per noi era un chiaro segnale di apertura lanciato (con quale esito non sta a noi dirlo) alla comunità dei designer, che vedono le tesi di Nielsen come il fumo negli occhi, dopo anni di battaglie contro Flash e contro il design creativo. Non va a questo proposito trascurato che l'ultima versione di Flash apporta significativi miglioramenti all'accessibilità del prodotto, recependo almeno in parte alcune critiche che gli sono state mosse in passato
  3. Un articolo recente, dove in maniera più esplicita Nielsen parla dell'importanza del divertimento nell'uso dei siti
  4. Un francamente inutile articolo, ancora più recente, sull'importanza delle decorazioni dei siti nel periodo natalizio (sigh...). Lungi dal considerare l'articolo per i suoi contenuti (risibili a confronto di tanti altri articoli intelligenti scritti in questi anni), ci è sembrato l'ennesimo passo strategico, magari un po' più goffo degli altri, verso quello che potremmo definire il "fattore estetico" nel design

Se tre indizi fanno una prova, noi già verso il secondo avevamo avuto il sentore che qualcosa stava cambiando nella strategia fino a quel momento molto intransigente del guru danese. Quello che restava da capire era il perché. Ora è chiaro anche quello. Donald Norman, socio di Nielsen e ricercatore di eccelsa fama, già autore di quel classico che è "La caffettiera del masochista", sta per pubblicare un libro che crediamo cambierà il modo di intendere l'usabilità: "Emotions and Design", da cui ha pubblicato un estratto in luglio sul suo sito. Ebbene, ecco nero su bianco la riscoperta di quello che in ambito cognitivo si sapeva già, ma che non era stato applicato al design: ovvero che gli stati emotivi influenzano i processi cognitivi. Mutatis mutandis, Norman conclude finalmente che anche la piacevolezza estetica del design può influenzare l'uso di un prodotto, e che l'usabilità dovrebbe andare a braccetto con un bel design, piacevole, comodo ed attraente. Benarrivati.

Non solo noi di Usabile lo abbiamo sempre pensato, ma abbiamo sempre tentato di praticarlo. Fin dal primo articolo, abbiamo voluto caratterizzare il sito come un luogo dove venivano discussi i rapporti fra usabilità e design. Abbiamo scelto simbolicamente di usare i link rossi anziché blu proprio come provocazione nei confronti di un luogo comune assolutamente ingiustificato diffuso nella comunità della HCI, e per questo ci siamo attirati critiche e antipatie. Ma anche qualche (qualificata) simpatia, va detto...

Abbiamo sempre proposto un approccio collaborativo e non dogmatico all'usabilità, basato sulle verifiche sul campo, consapevoli che l'estetica è un fattore separato dall'usabilità, e che tuttavia può influenzare la qualità dell'esperienza su un sito. Abbiamo spesso collaborato (e collaboriamo) con agenzie web illuminate e attente al valore comunicativo del design, come Vocabola di Sofia Postai, fra le prime in Italia a credere nel valore dell'usabilità, e a farne un punto di forza del proprio lavoro, valorizzando al tempo stesso gli attributi estetici. Questa collaborazione ha dato spesso ottimi frutti, fra cui ci piace ricordare l'ottimo esito del redesign di I-am.it, iniziativa del Monte dei Paschi di Siena, che ha tratto più che significativi vantaggi da questo lavoro d'equipe.

Abbiamo, infine, sposato di recente un redesign attento alle nuove tendenze degli standard web, perché crediamo che diano flessibilità al design, che aiutino l'usabilità e contemporaneamente offrano ottimi strumenti per il visual design.

Ora ci accorgiamo con piacere che anche i guru dell'usabilità internazionale si sono resi conto che l'efficienza non basta, che un design che crea un piacevole effetto emotivo può anche far sorvolare su alcune lievi difficoltà delle procedure, e che, viceversa, un sito dal cattivo impatto estetico può ostacolare o scoraggiare compiti di per sè fluidi. Che l'emozione influenzi la cognizione è una cosa nota da tempo, e ci fa piacere che sia Norman a portare questa considerazione nell'asfittico mondo dell'usabilità, dove obiettivamente i siti di settore non brillano per gusto estetico (lasciateci essere eufemistici).

C'è un rischio, però, ed è lo stesso Norman a delinearlo: che questo suoni come un "rompete le righe" per molti designer, un'autorizzazione a non curarsi più dell'usabilità, o a pensare che questa coincida con un bel design. Estetica (e in generale tutti gli attributi che influenzano il giudizio emotivo) e usabilità sono due fattori che devono essere entrambi presenti in un sito. Ciò che Norman propone è che ci siano *entrambi*, non che uno dei due sovrasti l'altro. E il primo passo per riuscirci è capire che sono due cose diverse, che richiedono competenze diverse, e che hanno bisogno di rispetto reciproco.
I risultati sono possibili, garantiamo noi... ¤

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