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maggio 2005:

26 maggio 2005

Accessibilità dei colori: la formula non serve?

E' in corso sul forum di Diodati una discussione sul valore della formula che le wcag 1.0 indicano per il calcolo della differenza di colore fra primo piano e sfondo. Secondo la formula, entrambi devono essere superiori ad una certa soglia: 125 per la luminosità, 500 per la distanza cromatica.

La formula è stata testata con un 149 soggetti. I soggetti non avevano però specifici problemi di visione del colore: non erano discromatici, daltonici, ecc. Al massimo avevano problemi di acuità visiva: cioè erano presbiti, miopi, astigmatici, e usavano le lenti come strumento di correzione.

La prima critica che si può (e si deve) fare alla formula, dunque, è che non è mai stata testata con disabili visivi che hanno specifici problemi nella visione del colore. Dunque, non dovrebbe proprio essere usata per discriminare se due colori sono sufficientemente distanti da accomodare daltonici e discromatici di vario tipo, perché non è mai stata testata per quello!

A trarre in inganno la comunità è stata probabilmente il fatto che la formula sia citata per questo nelle wcag, tanto che abbiamo tutti creduto che si riferisse ai problemi di visione del colore.

Sgomberato il campo da questo primo e determinante equivoco, rimane da capire se sia stata veramente validata almeno per i soggetti con problemi di acuità visiva. Qui ci sono almeno 3 punti critici:

  1. Anzitutto, l'esperimento è stato condotto solo con un set limitato di colori, quelli considerati "web-safe", quando nel web non erano ancora diffusi i milioni di colori. Un set ora superato: non sappiamo se gli stessi risultati valgano per coppie non web-safe, ed eventualmente per quali.
  2. Il disegno dell'esperimento riguarda il giudizio di facilità di lettura che i soggetti davano di diversi accoppiamenti; dunque non riguardava la prestazione, ma il giudizio, e questa potrebbe non essere la maniera migliore di valutare la leggibilità (si potrebbe dare agli utenti il compito di manipolare i colori fino a identificare la soglia di leggibilità minima o soddisfacente dato un certo sfondo, ad esempio: in quel modo si valuta quello che gli utenti percepiscono come soglia di leggibilità, magari mentre leggono il testo ad alta voce).
  3. L'esperimento avrebbe dovuto dimostrare che:
    • le coppie di colori con distanza superiore alla soglia sono sempre leggibili
    • le coppie di colori con distanza inferiore alla soglia sono sempre meno leggibili
    Ma questo non si è rivelato sempre vero. In gran parte, e com'è ovvio, i valori che superano questa soglia sono giudicati leggibili, ma non sempre. E talvolta anche i valori che sono inferiori alla soglia sono giudicati leggibili, ma non sempre. Dunque esistono sia falsi positivi che falsi negativi!

Andrea Martines sottolinea l'inattendibilità della formula, proponendo due confronti, uno valido secondo la soglia, ma decisamente poco leggibile, e uno non valido per la soglia, ma molto più leggibile.

Se ne conclude senza ombra di dubbio (date le evidenze dimostrate) che la soglia non è attendibile nemmeno per coloro che non hanno problemi di visione del colore, e non andrebbe usata come riferimento obbligatorio, ma al limite solo come uno dei possibili controlli.

Nel valutare la leggibilità si dovrebbe tener conto anche di altri fattori che possono interagire con il contrasto cromatico, fra cui:

  1. lo spessore del carattere, perché il contrasto viene amplificato dallo spessore del tratto
  2. La grandezza del carattere
  3. Il tipo di carattere (a monitor caratteri diversi hanno diversa leggibilità)
  4. L'esistenza di patologie visive anche molto diverse fra loro

Tutte variabili che nell'esperimento non vengono ovviamente considerate.

La legge Stanca per fortuna non obbliga a seguire questo algoritmo, ma lo consiglia come controllo (Aggiornamento del luglio 2005: in realtà il decreto ora obbliga all'uso di questa formula, il che non è certo una buona notizia). Questa discussione dovrebbe insegnarci che quando si tratta di cose come usabilità e accessibilità, è bene non essere troppo prescrittivi, perché mancano le evidenze sperimentali necessarie a garantire che in ogni situazione una certa scelta sia migliore di un'altra. ¤

16 maggio 2005

Un nuovo quaderno Cnipa per l'accessibilità

Il Cnipa ha pubblicato un indispensabile quaderno ( scaricabile in PDF, 814K) che riassume tutte le norme più significative sull'accessibilità: dalle wcag, alla circolare Bassanini, alla section 508 fino ad arrivare alla legge Stanca. Un indispensabile guida di orientamento e confronto, su cui facciamo alcune osservazioni:

  1. Nella parte dedicata all'usabilità non viene citata la norma 9241, una di quelle che più di frequente vengono invece prese in considerazione. E' vero che la 9241 è talmente classica e generale da essere spesso considerata superata (in particolare dalla 9126 in seconda versione, che è quella qui presa in esame). Tuttavia, fra le varie definizioni riteniamo sia tutt'ora una delle più utili, se non altro per ragioni storiche e di sintesi. Su questo argomento e più in generale sul rapporto fra diverse definizioni di usabilità e qualità ci si può riferire ad un articolo del sottoscritto pubblicato sul N.2 (novembre 2004) di Internet Pro.

  2. Inoltre fra i metodi di valutazione dell'usabilità vengono indicati solo metodi analitici: l'analisi euristica di Nielsen, la simulazione cognitiva e la task analysis (poco usata sul web). Viene così lasciata fuori la famiglia di metodi che probabilmente più caratterizza l'usabilità: le osservazioni empiriche di utenti, dai test formali alle osservazioni sul campo.

    Questa assenza è tanto più significativa se consideriamo che le varie normative sull'accessibilità sono di solito carenti proprio sul piano dell'osservazione empirica di utenti: mutuare dall'usabilità proprio le tecniche di osservazione degli utenti reali (in particolare, in questo caso, utenti disabili) dovrebbe dunque essere una delle prossime principali priorità.

    La metodologia di verifica soggettiva prevista nelle metodologie di verifica della legge Stanca, peraltro, consiglia l'utilizzo anche di metodi empirici con panel di utenti, che tuttavia non vengono in questo quaderno approfonditi fra i metodi di valutazione dell'usabilità. Ricordiamo che la verifica soggettiva è comunque solo facoltativa per la PA, per cui sono indispensabili solo le verifiche tecniche.

Nel consigliare a tutti questo quaderno Cnipa, auspichiamo contemporaneamente una maggiore attenzione da parte di tutti verso le verifiche empiriche non solo dell'usabilità, ma anche dell'accessibilità. ¤

11 maggio 2005

"Entrata libera": convegno sull'accessibilità a Firenze

Si svolgerà martedì 31 maggio 2005 a Firenze il convegno "Entrata Libera", una giornata di confronto e presentazione di progetti per l'accessibilità dei siti web. Organizzato dal Centro Servizi Vontariato della regione Toscana, assieme, fra gli altri al progetto CABI della biblioteca Marciana di Venezia, il convegno sarà anche l'occasione per fare il punto sull'accessibilità dei siti toscani. Programma e informazioni a questo indirizzo. ¤

6 maggio 2005

L'usabilità è un fucile in scena

Di recente è balzato all'attenzione delle cronache un episodio che ha molto a che vedere con l'usabilità. Ci riferiamo al presunto "errore" informatico che ha consentito di togliere gli omissis al rapporto statunitense sulla morte dell'agente del Sismi Nicola Calipari in Iraq durante la liberazione della giornalista del Manifesto Giuliana Sgrena. Com'è noto, il rapporto, in formato PDF, oscurava alcuni nomi e alcune circostanze, che non erano state ritenute divulgabili per ragioni di opportunità. Il giornalista italiano Gianluca Neri (autore del blog Macchianera.net) ha provato a copiare il testo dal documento PDF e a incollarlo in Word, scoprendo con grande sorpresa che tutte le parti del testo oscurate erano in realtà presenti nel documento, e che quindi un semplice copia-incolla eliminava le oscurazioni.

L'oscurazione era stata fatta con una funzionalità che il programma che genera il file pdf mette a disposizione: una specie di marcatura che copre di nero il testo, ma che non lo estrae dal documento. E' dunque sufficiente ignorare la marcatura di "copertura" (un po' l'equivalente del tag <del> in html, ma con una resa a vista più coprente) per rivelare il testo oscurato, che era sempre rimasto presente nel codice del documento.

L'interpretazione dell'incidente che ne ha fatto Franco Carlini sul Corriere della Sera chiama giustamente in causa l'usabilità. L'impiegata o il personale preposto all'oscuramento del testo probabilmente non sapeva che la funzione non serviva ad eliminare il testo, ma solo a marcarlo come "oscurato", mantenendolo comunque a tutti gli effetti nel documento. Una funzione che il programma offre nel caso, è chiaro, che in un secondo momento si decida di ripristinare il contenuto. La modifica riguarda infatti solo la visualizzazione del documento, non la sua struttura.

Carlini chiama in causa le troppe funzionalità che sono spesso presenti nei programmi, con la conseguenza che chi li deve usare spesso non ne è a conoscenza, o ne fraintende lo scopo. Non sappiamo se le cose siano andate proprio così (abbiamo letto che alcuni sospettano che non si sia trattato di un incidente, ma di una "dimenticanza" voluta). Rimane il fatto che qualcuno da questa funzionalità dei documenti PDF è stato ingannato. Il funzionario che ha avallato la pubblicazione, ad esempio, ritenendo che quelle righe nere a video fossero sufficienti. O i molti giornalisti che, a differenza di Neri, non hanno capito che potevano compiere quella semplice operazione e svelare il testo.

Questo ci porta in generale a chiederci quale sia non tanto l'usabilità, quanto l'alfabetizzazione informatica dei professionisti della comunicazione. Certo, forse non è mestiere di un giornalista conoscere i dettagli dei formati digitali di archiviazione dei file. Né dei funzionari delle commissioni d'inchiesta. E siamo pure disposti a concedere che il fatto che certe funzioni dei programmi simulino, attraverso una metafora, azioni reali possa indurre in inganno. Ad esempio, nel caso in questione l'operazione di oscuramento viene proposta dal programma usando la metafora del pennarello: e noi crediamo di coprire il testo con un pennarellone, con le stesse conseguenze del mondo reale.

Tuttavia, qui non stiamo parlando di utenti finali e inesperti, verso i quali dobbiamo usare la massima attenzione. Stiamo parlando di professionisti che maneggiano informazioni riservate, coperte da segreto di stato, o di operatori del mondo della comunicazione, che falliscono per una mancata conoscenza, anche piuttosto banale, degli strumenti con cui il loro lavoro quotidianamente si svolge.

E' un problema di digital divide avanzato: non cioè fra nord e sud del mondo, ma fra giovani e vecchi operatori pur all'interno dei settori avanzati della società. Fra coloro che sono nati con le tecnologie e coloro che se le sono viste crescere in mano, senza capirle e integrarcisi, subendole. Nel 99% dei casi questa mancata conoscenza non porta a problemi: ma prima o poi capita un incidente grave. Cechov diceva che se nel primo atto c'è un fucile in scena, prima del terzo atto qualcuno sparerà. Ebbene, se c'è una possibilità di errore in un programma, possiamo stare certi che prima o poi qualcuno lo commetterà.

Le conseguenze degli errori sono in alcuni casi lievi, ma in altre catastrofiche. Se è corretto intervenire sull'usabilità per tutto ciò che riguarda l'utenza finale (soprattutto nel nostro interesse, è chiaro), bisogna anche ricordare che chi utilizza le tecnologie per mestiere e ricopre delle responsabilità dovrebbe essere in grado di riqualificarsi costantemente attraverso attività di formazione. Altrimenti questo digital divide tutto interno alla classe dirigente del mondo cosiddetto avanzato può portare a fenomeni e incidenti degni, come in questo caso, di un romanzo di spionaggio. ¤

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