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luglio 2004:

22 luglio 2004

News varie

Alcune news giacevano da tempo fra i nostri appunti. Eccole tutte d'un fiato:

  1. Studio Delta ha messo a punto una specie di riedizione dell'algoritmo di controllo dei colori per l'accessibilità già realizzato da juicystudio.
  2. Porte Aperte sul Web ha pubblicato un mini tutorial sull'uso di xhtml strict per la realizzazione di siti scolastici accessibili.
  3. IBM mette a disposizione per il download un software in Java (per Windows 2000 e XP) che si presenta come un vero e proprio simulatore di accessibilità: aDesigner. A voi la prova.
  4. Sentiero impresa presenta Css Zen Sentiero, una versione italica del Css Zen Garden. Volete provare a cimentarvi con i css e ridisegnare la pagina html senza modificare il codice?
  5. Roberto Polillo ha scritto " Il Check-Up dei siti web", dove prova a portare alcuni concetti propri della ISO 9126 (qualità in uso del software) nella valutazione di siti.
  6. Infine il Censis mette online una lodevole guida per aiutare coloro che non riescono ad aprire i propri report in formato Pdf (a dimostrazione che evidentemente, a dispetto di quel che si pensa, più d'uno ha qualche difficoltà con questo formato). Tutto bene, ma... perché non renderli disponibili in Html? In fondo è proprio a scambiare documenti che questo formato serve.

E' tutto, per oggi. ¤

10 luglio 2004

Pubblicati lo schema di regolamento e uno studio tecnico per la verifica dell'accessibilità

E' stato approvato in via preliminare dal Consiglio dei Ministri lo schema del regolamento di attuazione della legge 4/2004 sull'accessibilità. Il testo è disponibile online. Accanto al testo è stato pubblicato anche un interessante studio firmato da Sebastiano Bagnara intitolato " Metodologia per la valutazione dell'accessibilità e dell'usabilità dei siti pubblici". Questo testo costituirà la base tecnica per istituire la valutazione cosiddetta ( impropriamente..) "soggettiva" dell'accessibilità. Per il momento diciamo che è un'ottima introduzione, scritta in maniera molto chiara, di cosa siano l'usabilità e la qualità in uso, anche se considera soprattutto le norme ISO relative al software (a suo tempo abbiamo già ricordato alcune importanti differenze fra software e web).

Sull'applicazione di questi metodi alla valutazione dell'accessibilità dei siti ritorneremo comunque nei prossimi giorni, perché il tema ci pare particolarmente importante. ¤

1 luglio 2004

Il piccione Jakob Nielsen

Sembra esserci un crescente movimento di critica a Jakob Nielsen nella comunità degli "usabilisti", o meglio, degli "usability specialist", insomma, degli addetti ai lavori.

Un recente esempio viene da Andrei Herasimchuk, uno dei principali progettisti d'interfaccia di Adobe. In un intervento sul suo blog, Herasimchuk critica il linguaggio troppo netto e arrogante di Nielsen. In un altro articolo propone delle divertenti riscritture realizzate da altri autori di sue affermazioni, mostrando come la comunicazione del corretto concetto dipenda in maniera rilevante da come viene espresso. E concludendo ovviamente che Nielsen esagera in affermazioni trancianti e, dopotutto, piuttosto semplificate.

Il fatto che si esprima così non è però a mio avviso casuale. Essere diretti e assertivi, anche a costo di sovra-semplificare alcuni concetti, contribuisce, soprattutto fra i non addetti ai lavori, alla diffusione delle sue idee e del suo nome, e aiuta a creare un'aura da guru, che fra tecnici e scienziati dovrebbe sempre essere accuratamente evitata: tutti possiamo sbagliare, stiamo applicando metodi e tecniche, non creando una nuova religione.

Un altro consulente di usabilità, Frank Spillers, in un suo articolo, propone un'analisi del perché Nielsen sia così criticato dai colleghi, ed evidenzia a mio parere molto bene alcune ragioni:

  1. Eccede nel porsi come un guru
  2. Recentemente ha dimostrato un'etica professionale discutibile, omettendo di specificare il suo diretto coinvolgimento in prodotti di cui parlava bene.
  3. Il suo sito è visivamente davvero datato e dimostra un'idea antiestetica non più sostenibile nel web attuale, dove tutti iniziano a riconoscere (come il suo socio Norman ha iniziato a fare) il valore di un buon visual design per la credibilità percepita e la piacevolezza di un sito.

Non è difficile ritrovarsi nelle critiche molto attente di Spillers. Dietro a queste e ad altre critiche c'è però qualcosa di più sostanziale, potremmo dire un problema di visione del mondo. Questo problema lo riassume molto bene Clay Shirky, nella premessa di una sua lettera aperta a Nielsen. Dice Shirky:

"Io e Nielsen veniamo da versanti opposti del dibattito sull'usabilità. Nielsen pensa che la prevalenza di cattivi design nel web sia la testimonianza che l'attuale metodo di progettazione non funziona, e debba essere sostituito da un processo centrato sulle sue linee guida. Io ritengo che il web sia un sistema adattivo e che la prevalenza di cattivo design sia semplicemente il modo attraverso cui il sistema evolve".

Shirky ha centrato il problema, ma forse non la risposta. Non c'è dubbio che ci sia una prevalenza di pessimo design sul web. Questo significa che il metodo di progettazione non funziona, o semplicemente che il web è un ambiente adattivo che lentamente si autoregola? A mio parere entrambe le cose. Il metodo di progettazione non funziona, fintantoché non considera al centro l'utente, e comunque il fatto che l'utente sia al centro dell'utilizzo del prodotto, obbliga il sistema-web ad evolvere per incontrare le sue necessità, in un modo o nell'altro.

Le due cose non si escludono affatto. E non è nemmeno detto che un set ragionevole di linee-guida non abbia un suo ruolo, specie in certe situazioni dove i budget sono limitati. Ma certo esagera Nielsen ad affermare cose come "in futuro, anzitutto, tutti i siti web saranno progettati seguendo le mie linee guida, per il semplice fatto che altrimenti saranno morti" (come riporta ancora Spiller). Soprattutto, fra i difetti di Nielsen ce n'è uno che pochi hanno colto, ma che noi abbiamo già sottolineato in sede di recensione del suo ultimo libro. Se con l'approccio della Discount usability, agli inizi degli anni 90, Nielsen si proponeva di ridurre il costo dell'usabilità, sostituendo un set di linee guida troppo numerose con dieci euristiche semplificate e generali, ora abbiamo il paradosso di un guru che su queste basi ha costruito la sua credibilità, e tuttavia lascia intendere di guadagnare decine di migliaia di dollari al giorno, e produce negli ultimi anni centinaia di nuove linee guida estremamente rigide. La coerenza (consistance...) non pare essere il suo forte, decisamente.

In tutto questo discorso, è inevitabile che man mano che le competenze nel campo dell'usabilità e del design di interfacce centrato sull'utente maturano e si moltiplicano i professionisti, si inizino a scontrare diversi approcci. Tuttavia è necessario anche ricordare un'altro aspetto del problema. Sparare al piccione Nielsen rischia di essere in questo periodo un metodo a buon mercato per conquistare visibilità internazionale nel panorama dei blogger (a patto di scrivere in inglese: dunque il nostro sito non conta...). E questo non può essere dimenticato, nel constatare il crescente movimento di critiche al guru danese.

Il quale ha molti demeriti, ma anche qualche merito. Anzitutto, ha fatto per un lungo periodo una divulgazione vera e propria, rendendo popolari anche concetti che prima di allora erano ristretti ad un manipolo di accademici e professionisti chiusi nei propri laboratori. L'ha fatto forse in una maniera, come dire, perfettibile: semplificando eccessivamente molti concetti. Forse banalizzandoli in maniera intollerabile, da un certo punto di vista. Ma così facendo ha comunque dato l'occasione ad altri professionisti di confutare e di far sentire la propria voce. Di avere visibilità, insomma. Prima di Nielsen i problemi del design delle interfacce erano assolutamente di nicchia, e dopo di lui tutte le agenzie di web design si dichiarano misteriosamente "user oriented": una rivoluzione copernicana, non c'è che dire.

Che sia una rivoluzione di facciata è evidente (gli slogan si lasciano scrivere), ma il silenzio dei laboratori universitari o dei professionisti a convegno esclusivamente fra di loro non è più l'unica colonna sonora che si può associare al film dell'usabilità. I problemi sono sul tappeto, all'attenzione di tutti. Si può (e talvolta si dovrebbe proprio...) essere in disaccordo con Nielsen, ma non gli si può non riconoscere il merito di aver aperto il vaso di Pandora. Ne esce il caos, d'accordo. Ma non è il caos il terreno ideale degli ambienti evolutivi? ¤

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