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26 giugno 2003
Sofia Postai, con la quale spesso ci pregiamo di collaborare, ha dato alle stampe da un paio di mesi il suo secondo libro, "Il mestiere del web". Oltre ad essere un libro ricco di preziosi suggerimenti - non tutti così ovvi - per chi voglia fare siti di qualità (un lavoro molto meno semplice di come sembra, a partire dai rapporti con il cliente, fino alla manutenzione futura di un sito...), il libro ha un sito di riferimento sul quale da qualche tempo è stato pubblicato un articolo interessante: "3 comuni errori di navigazione", ovvero come evitare difetti di navigazione fra i più frequenti. Consigliata la lettura. Tra gli altri articoli segnaliamo "Che fine ha fatto l'usabilità?", quasi un pamphlet sulla "scomparsa" di una disciplina che pare inghiottita dai malintesi. ¤
23 giugno 2003
Spesso riceviamo richiesta di maggiori informazioni sui corsi che proponiamo. Bene: è per questo che abbiamo messo quella paginetta sul sito. D'altra parte spesso sembra che quella paginetta non sia sufficientemente chiara su un punto: usabile.it non è un ente di formazione, non organizza corsi: il suo autore, ovvero lo scribacchino di queste poche righe, viene per lo più chiamato da enti o aziende a tenere dei corsi "in-house", ovvero presso la sede del cliente.
Questo purtroppo taglia al momento fuori dai corsi tutto il pubblico semplice, i liberi professionisti, gli studenti: a meno che qualcuno non si prenda la briga di contattarci per organizzare un corso 'general purpose', al momento non è previsto quel tipo di servizio. In futuro chissà.
Il lato positivo della faccenda è che in questo modo i corsi sono modellati al meglio sulle esigenze del cliente. Discutendone assieme, è possibile chiarire quelle che sono le aspettative e modificare il programma-base per andare incontro alle competenze interne dell'ente o dell'azienda e ai loro obiettivi. Rivedremo la comunicazione di quella paginetta per chiarire queste cose, ma intanto ci tenevamo a dirlo...¤
03 giugno 2003
Per una volta siamo d'accordo con Nielsen: abbiamo sempre pensato che
il budget di progetto dedicato all'usabilità dovrebbe oscillare
intorno al 10% (noi ci spingiamo anche fino al 15%, ma il 10 ci sembra
un livello di base accettabile). Siamo lieti che la nostra esperienza
coincida con la
sua. Tuttavia, se questa stima è adeguata su progetti corposi
e consistenti, diventa poco realistica in progetti a basso budget. Il
più recente
articolo del guru danese affronta anche questo problema, e spiega
come affrontare interventi di usabilità a 200 dollari, ovvero per
progetti con un budget complessivo di 2000 dollari. La proposta è
sensata, anche se un po' troppo meccanica, come nella tradizione di questo
autore. Addirittura si divide il lavoro in quattro ore, ognuna delle quali
riservata ad una specifica attività di analisi o valutazione: raccomandiamo
pertanto di dotarsi di apposito cronometro con suoneria segna-ore...
Scherzi
a parte, affinché questa pratica abbia successo, Nielsen raccomanda
di rivolgersi ad agenzie e consulenti che abbiano pratica di test
con utenti, che dunque riescano a predire in maniera attendibile
quale sia il comportamento dei soggetti.
Insomma, accanto ad una più realistica definizione dei costi, Nielsen sta ultimamente sottolineando che è importante la base di conoscenze metodologiche dei consulenti, anche quando questa non venga pienamente espressa a causa del ridotto budget. Abbassare il costo della consulenza può essere accettabile se a svolgere il lavoro è un consulente esperto, mentre diventa discutibile, se allo stesso prezzo lavorano professionisti che non dispongano di strumenti metodologici adeguati.
Ci sono altri aspetti sui quali non concordiamo con il guru danese: quando parla della necessità di migliorare la visibilità del sito sui motori di ricerca, ad esempio (e dedicarvi l'ultima oretta di questa mini-consulenza...). Questa è un'attività che attiene al marketing, non all'usabilità. Ma segna anche una divergenza di vedute su cosa sia l'usabilità, che merita naturalmente un maggiore approfondimento.
Ciò che è importante ricordare è che questo tipo di consulenze 'ridotte' nel tempo e nel costo sono meglio di niente, ma non dovrebbero sostituire test appropriati e analisi più rigorose. A forza di ridurre i vincoli si può finir per credere appunto che basti un'occhiata per valutare un sito - e questo è un rischio forse peggiore per la nostra disciplina, rispetto al rischio di essere percepita con un vincolo d'accesso troppo alto. Se siete consulenti di usabilità fateci pervenire i vostri pareri. Se invece siete clienti e vi avanza il 10% del vostro budget, be', contattateci pure... ¤
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