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gennaio 2004:

27 gennaio 2004

La standardizzazione non è un'opinione

Di recente è capitata una di quelle cose che lasciano molto perplessi. E' successo che il prof. Jurek Kirakowski, docente all'Università di Cork e fra gli autori del WAMMI, il più noto questionario di usabilità web standardizzato a livello internazionale, sia intervenuto in una mailing list italiana in difesa del suo questionario, che in alcuni messaggi comparsi in quella lista sarebbe stato, a suo dire, screditato.

Ciò che in quella lista qualcuno ha detto è che, sebbene il WAMMI si presenti e si venda (a 2000 euro per utilizzo) come un questionario standardizzato, non sono disponibili dati sufficienti circa la procedura di standardizzazione. Non solo: non vi è traccia della (complessa...) procedura utilizzata per standardizzarlo addririttura in altre lingue, diverse dall'inglese, fra cui l'italiano. E' pratica diffusa che di qualunque questionario standardizzato siano pubblicati per esteso dati e procedura seguita, in modo che l'intera comunità scientifica possa valutare il lavoro, imparare se c'è da imparare, e criticarlo se c'è da criticare. Ovviamente con l'obiettivo di migliorare la conoscenza di tutti.

La cosa sconcertante però è che di fronte a queste osservazioni il prof. Kirakowski non ha trovato di meglio che lanciarsi in una filippica sulle lente procedure della validazione scientifica, contrapposte alle necessità di metodi più rapidi che il mercato della Human Computer Interaction avrebbe. Tutto vero: ma questo che significa? Che il WAMMI in realtà è uno strumento rapido, di tipo "quick and dirty", che dà buone indicazioni, ma non raggiunge la validità scientifica? Se è così, l'affermazione secondo cui il questionario sarebbe standardizzato è ingannevole, e le aziende che lo hanno pagato come tale potrebbero (e dovrebbero) richiedere dettagliate spiegazioni. Avviseremo la Gazzetta dello Sport...

Se non è così, Kirakowski ha eluso le domande: perché i dati dell'eventuale standardizzazione non sono stati pubblicati? E che dire della complicata procedura di validazione in più lingue? Rimesso alle strette con domande precise, Kirakowski ha smesso di intervenire, chiudendosi in un offeso silenzio.

Il che ci lascia, come detto, molto, ma molto perplessi. Qui la questione non è se i metodi "quick and dirty" siano utili: lo sono. Noi stessi utilizziamo nelle nostre attività un questionario di quel tipo. La differenza è che non lo spacciamo per standardizzato, e non lo facciamo pagare per tale! E' una differenza di non poco conto per chiunque abbia una minima base di metodologia dei questionari. E la cosa più sconcertante è che Kirakowski lo sa: è l'autore di una delle migliori pagine di metodologia sui questionari disponibili on-line!

Che significa dunque questo suo silenzio di fronte a domande più che legittime sulla validità scientifica del suo questionario? E che significa la sua difesa dei metodi "quick and dirty", che potremmo definire euristici, "rapidi anche se approssimati", quando l'argomento è tutt'altro, e cioè la disponibilità o meno dei dati completi circa la standardizzazione di quello che si è conquistato fette di mercato proprio presentandosi come un questionario standardizzato e multilingue sull'usabilità dei siti? ¤

19 gennaio 2004

Un commento sulla legge Stanca

Come anticipato, abbiamo pubblicato (sul sito del nostro libro) un commento piuttosto articolato sulla legge Stanca, licenziata a dicembre, che dovrà regolamentare il complesso tema dell'accessibilità dei siti. In effetti un motivo per essere contenti è proprio che una legge finalmente c'è. E se fosse l'unico?... ¤

8 gennaio 2004

Con il nuovo anno...

...abbiamo aggiornato il design di Usabile.it (ricaricate la pagina se non notate differenze). Nessun cambiamento al codice html, ma solo ai fogli di stile. Obiettivi:

  1. Sistemare alcuni disallineamenti che il proliferare di link in home page aveva provocato
  2. Aumentare il contrasto. Tutte le combinazioni di testo e sfondo (link compresi) hanno superato il test fatto con Colour Contrast Analyser di Juycy Studio.
  3. Diminuire l'interlinea nei testi. La precedente aumentava la leggibilità in condizioni normali, ma rubava molto spazio in schermate piccole, e ostacolava la lettura di utenti che ingrandiscono molto il testo.
  4. Allargare la colonna centrale nella home page, rendendola più leggibile.
  5. Sistemare la barra di menu orizzontale, migliorandone la resa in Explorer 5.0 per windows.

Questa versione del design dovrebbe essere più accessibile e più comoda della precedente. Nel fare le modifiche abbiamo scoperto una cosa interessante (grazie al contributo di Franco Frascolla) che riguarda l'accessibilità. Non basta consentire che i testi si possano ingrandire via browser: gli ipovedenti traggono vantaggio anche e soprattutto dall'ingrossamento del testo. Questo ingrossamento si deve verificare con l'impostazione "Visualizza > Carattere > Molto grande" in Explorer. Ciò richiede che il font-size nei css non sia inferiore a 90%. La percentuale esatta varia comunque a seconda del tipo di carattere, perciò è bene comunque verificare.

Dovrebbe diventare una vera e propria "pratica consigliata" per i siti accessibili: non usate mai dimensioni del testo inferiori al 90% del default, e se possibile anche superiori; controllate i contrasti di colore, con uno strumento come quello di Juycy Studio; infine verificate che con il carattere "Molto grande" le aste dei caratteri siano grosse almeno 2 pixel. L'ingrossamento aumenta sensibilmente il contrasto. Al contrario, un buon contrasto può essere inutile se le aste ingrandite rimangono di un solo pixel. L'ingrossamento dovrebbe sempre riguardare, oltre al normale testo, anche tutte le voci dei menu (che a volte sono un po' più piccole del testo normale).

Il nuovo design aggiunge un tocco di colore alla colonna destra, recuperando una tonalità che era presente nella prima versione del sito. Piccole stranezze con il design potrebbero naturalmente verificarsi in questa fase di prova: se le notate segnalatecele. ¤

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