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4/04/2002

Usabilità e caratteri tipografici

[di Maurizio Boscarol]

La maggiore difficoltà della lettura a monitor (circa il 25% più lenta che su carta) ha posto a designer e progettisti la necessità di trovare dei modi che potessero bilanciare queste difficoltà.

Secondo la ricerca psicologica, la comprensione della lettura si compone di due ordini di processi:

  1. il primo è percettivo e riguarda la corretta identificazione e decodifica delle lettere che compongono le parole e le frasi.
  2. il secondo è di livello più elevato e riguarda la costruzione di una rappresentazione mentale del significato del testo, a partire dalla decodifica svolta dal primo processo.

Questa rappresentazione mentale viene costruita a partire da rappresentazioni di informazioni microstrutturali, che vanno ad attivare schemi e conoscenze. Vengono quindi costruite rappresentazioni macrostrutturali e infine un modello mentale coerente del significato del testo.

Rimandiamo questo secondo aspetto del processo di comprensione della lettura ad un'ulteriore approfondimento (o ad uno dei corsi di web writing che proponiamo), e soffermiamoci sul processo primario, quello della corretta detezione di caratteri e parole. E' infatti evidente che il monitor va ad incidere proprio su questo processo, a causa:

  • della minor risoluzione rispetto alla carta
  • dell'emissione luminosa dei fosfori (più affaticante della carta)
  • dell'innaturale posizione nella quale ci si trova ad affrontare l'atto della lettura su monitor.

La nascita degli screen-font

Queste difficoltà hanno spinto diverse aziende a commissionare a designer di talento l'ideazione di speciali set di caratteri (le font-family) che potessero in qualche modo ovviare alla maggior difficoltà di lettura che si verifica su monitor. In particolare, la Microsoft ha commissionato al font-designer Matthew Carter l'ideazione di caratteri che potessero essere utilizzati per il proprio sistema operativo. L'operazione aveva un doppio obiettivo:

  • da una parte commerciale: non è infatti infrequente (anzi, è la fonte di reddito principale per molti font desiger) che un'azienda commissioni per il suo logo o per la sua comunicazione aziendale una famiglia di caratteri personalizzata, che rifletta la filosofia dell'azienda e la renda unica dal punto di vista visivo e tipografico.
  • dall'altra, la ragione è pratica: avere delle lettere che si leggano con facilità su monitor è particolarmente importante per il miglioramento delle proprie interfacce.

Già il sistema operativo Macintosh utilizzava da tempo per i messaggi di sistema un font particolare, il Chicago, dall'aspetto tozzo e lineare, con poche linee oblique, facile da leggere anche a risoluzioni piuttosto basse.
Matthew Carter (grazie anche al prezioso contributo di Thomas Rickner), basandosi su lunghi studi ed esperimenti, ha identificato alcuni parametri che gli hanno consentito di progettare i cosiddetti screen-font per Microsoft: il Verdana (nel 1994) e il Georgia (in seguito).

Perché due? Se il Verdana nasce, come abbiamo detto, per essere usato con il sistema operativo Window, il Georgia è stato pensato come alternativa al Times per il nascente progetto del Microsoft Network. Entrambi i tipi di caratteri vengono oggi distribuiti e installati gratuitamente assieme al browser di casa Microsoft, Internet Explorer. Ciò che ci spinge a parlare di entrambi questi due tipi di carattere è che essi appartengono alle due categorie maggiori nelle quali vengono classificati i font: caratteri con grazie (il Georgia) e senza grazie (il Verdana).

La grazia perduta

Un tipico esempio di carattere con grazie è il Times (o il New York per gli utenti Mac). Le sue lettere contegono delle piccole appendici che accompagnano le linee ascedenti o discendenti "verso" la lettera successiva. Si ritiene che l'uso faciliti la lettura su carta e abbellisca i caratteri, soprattutto nel caso di paragrafi lunghi e densi.

Un carattere (elle maiuscola) con le grazie evidenziate

L'altra categoria di caratteri è detta senza grazie, o 'bastoni', perché le sue lettere mancano completamente di queste appendici: i caratteri sono composti da linee che terminano in maniera netta, come dei bastoni, appunto. Degli esempi sono l'Arial, il Verdana, l'Impact, l'Helvetica, il Chicago.

Confronto fra caratteri con e senza grazie

Nell'uso tipografico comune queste due categorie di caratteri assolvono spesso funzioni logiche complementari: grazie alla loro maggior facilità di lettura in testi lunghi e con dimensione ridotta, i caratteri con grazie vengono usati per il corpo degli articoli.
Viceversa, i caratteri bastoni, non sempre adatti a testi lunghi, appaiono più perentori e autorevoli nel rappresentare i titoli degli articoli, a dimensioni più grandi, oltre a fornire un utile contrasto visivo rispetto al carattere utilizzato per il corpo degli articoli.

Su monitor, e quindi su web, le cose come abbiamo visto sono un po' più complesse. I due font disegnati da Carter hanno entrambi la caratteristica di essere più facili da leggere su monitor. Il principale problema dei monitor è che hanno una bassa risoluzione: di conseguenza non consentono ai caratteri di rimpicciolirsi mantenendo la nitidezza:

confronto fra testi a 7 e 11 pixel con antialiasing

In pratica, come si vede, con il ridursi delle dimensioni del carattere, il numero di pixel presente sul monitor non è sufficiente a rappresentare in maniera nitida i dettagli del carattere, che diventa sfocato.

L'anti-aliasing

Questo problema è l'effetto dell'antialiasing a basse dimensioni. Di cosa si tratta? L'antialiasing è una sorta di sfumatura che rende il contorno delle lettere più morbido attraverso l'utilizzo di pixel intermedi fra il colore di primo piano e di sfondo. L'antialiasing nasce come espediente per superare la seghettatura dei contorni delle lettere dovuta alla bassa risoluzione del monitor, ed è molto efficace per dimensioni del carattere più grandi. Come abbiamo visto, però, è una soluzione che a piccole dimensioni crea una sfocatura fastidiosa che ostacola la lettura.

Confronto fra caratteri ingranditi, con e senza antialiasing

I browser e i sistemi operativi sono impostati in maniera da eliminare l'antialiasing (a meno di non intervenire nelle preferenze), ma ciò non sempre risolve il problema: le lettere sono, sì, più definite, ma anche più irregolari, sopratutto a piccole dimensioni:

confronto fra testi a 7 e 11 pixel senza antialiasing

Il problema non riguarda solo le grazie o la nitidezza del carattere. Su monitor spesso è anche l'avvicinamento fra i caratteri a creare qualche problema. Alcuni programmi spaziano in maniera difettosa alcune lettere, che si trovano così più vicine di altre all'interno della stessa parola, creando raggruppamenti irregolari e ostacolando la lettura. Nell'immagine qui sopra, la spaziatura fra le lettere 'ix' e le lettere 'el' nella parola 'pixel' sono sbilanciate anche a 11 pixel.

Omettiamo altri dettagli tecnici, per arrivare alla soluzione che Carter ha utilizzato, soprattutto con il Verdana: questo set di caratteri appartiene alla categoria 'senza grazie', ed elimina così i problemi specifici legati alle piccole appendici dei caratteri. In più è particolarmente curata la spaziatura fra le lettere, che è stata resa uniforme. Fra gli altri pregi del Verdana va citato l'ottima resa del grassetto, il bold tipografico, che serve ad enfatizzare i caratteri. Avendo pochi pixel a disposizione, anche l'ingrossamento del carattere può essere un problema, ma Carter lo ha brillantemente risolto.

Conseguenza: il carattere 'perfetto' per la lettura a monitor, anche a dimensioni piccole.
Il Georgia, che pure non ha avuto l'enorme successo del Verdana anche se sta conoscendo una stagione particolarmente fortunata dal momento che un crescente numero di siti inizia ad utilizzarlo, è un carattere con grazie particolarmente ben spaziato, e conserva una qualche parentela stilistica con il più famoso Palatino.

Le dimensioni contano

Risolti dunque i problemi di leggibilità su monitor?
Magari. In realtà, la lettura è ancora faticosa: se miglioramento c'è stato non è tale da farci gridare al miracolo. Le risoluzioni dei monitor sono sempre basse, e, soprattutto, molti designer con la vista di una lince continuano a progettare più per le proprie diottrie che per quelle del pubblico medio, abbassando troppo la dimensione dei caratteri.

Le sorprese maggiori vengono però da una serie di ricerche sulla leggibilità dei font sul monitor condotte da Michael Bernard et al. (Vai alla ricerca, fuori da questo sito).
Secondo queste ricerche, a dimensioni dai 10 pixel in su, non vi sarebbero significative differenze nell'accuratezza della lettura fra gli screen-font (Verdana e Georgia) e font più tradizionali come il Times e l'Arial. Non solo: la velocità di lettura è generalmente maggiore per Times e Arial rispetto al Courier (il carattere che assomiglia alla macchina da scrivere) e al Georgia!

Le sorprese non finiscono qui. La ricerca ha rilevato anche alcuni parametri soggettivi, come la leggibilità percepita. Ovvero, l'impressione di maggior o minor leggibilità che diversi font davano ai soggetti, indipendentemente dalla prestazione reale. Ebbene, la leggibilità percepita è generalmente maggiore per Courier, Arial e Georgia!

La piacevolezza dei font, invece, cambia ancora le carte in tavola. Il Georgia sembra essere più attraente di Arial e Courier, e il Times sembra più piacevole del Courier. Tuttavia, la scelta del font preferito cambia ancora i risultati, a dimostrazione di quanto difficili siano queste ricerche: il carattere scelto come preferito dai soggetti (di età comprese fra i 18 e i 55 anni) è il Verdana, che ha anche le prestazioni complessivamente migliori: non eccelle, cioè, in alcuna categoria, ma ha risultati buoni un po' in tutte le misure.

Ulteriori ricerche sembrano necessarie, e altre ne sono state già condotte, con soggetti di diverse età, dagli stessi autori. I risultati sono ancora più complessi, e non li riassumeremo qui. Questo genere di studi è però importante perché ci ricorda che è bene evitare di lasciarsi andare con troppa leggerezza ad affermazioni assolute: molte volte dipende davvero da quale angolatura si guardano le cose (detto in maniera più rigorosa: con quale metodologia e quali assunti si conducono le ricerche). Per quanto riguarda la pratica sui nostri siti, Verdana e Georgia hanno comunque prestazioni discrete, al pari dell'Arial, e sono scelte relativamente 'sicure'.

Comunque decidiamo di comportarci, è importante mantenere almeno una ferrea coerenza: a funzione uguale dovrebbe corrispondere sempre tipo, stile e dimensione di carattere uguale. Niente di più sciatto che veder utilizzato per gli articoli una volta l'Arial e una volta il Verdana... oppure lo stesso carattere, ma con dimensioni diverse! Ma queste sono norme di buon design e di buon senso, prima ancora che di usabilità. Il buon senso non sempre dà le risposte migliori, ma in questo caso pare essere una bussola più che affidabile e a buon mercato rispetto a ricerche utili, ma dai risultati complessi e dalle interpretazioni ancora non definitive.

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