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2/04/2001

La sfida dell'accessibilità

[di Maurizio Boscarol]

E' dunque giunto il momento anche in Italia di confrontarsi con il delicato tema dell'accessibilità dei siti web. Come già accaduto negli Stati Uniti, anche in Italia il Governo, per voce del Ministero della Funzione Pubblica, ha emanato la scorsa settimana una direttiva per la costruzione dei siti web delle amministrazioni pubbliche.

E' soltanto una direttiva e non una legge, ma c'è da scommettere che se verrà recepita creerà non poco sconquasso. Il documento invita tutte le pubbliche amministrazioni a considerare il ruolo di Internet come strumento comunicativo sia interno sia con l'esterno, e ne sottolinea il valore strumentale di "tecnologia distribuita".

Alla luce di queste considerazioni, esorta chi realizza i siti delle PA a rispettare le norme di:

  • A. Usabilità, intesa come buona organizzazione dei contenuti e della navigazione.
  • B. Accessibilità, ovvero la possibilità di rendere accessibile i contenuti dei siti ad utenti disabili o con dotazioni tecnologiche ristrette.

Se l'usabilità è genericamente un tema già da tempo all'attenzione di chi realizza siti (o almeno dei più seri fra essi), le raccomandazioni sull'accessibilità tengono in questo caso conto dei documenti conclusivi della Conferenza Ministeriale di Lisbona dell'Unione Europea del 20 Marzo 2000 e della conferenza Ministeriale di Feira del 19 e 20 giugno 2000, nonché, naturalmente, delle tecniche per rendere i contenuti web accessibili stabilite dal WAI(Web Accessibility Initiative), gruppo di lavoro del W3C.

Il documento ministeriale riassume le linee guida in 10 punti, recependo di fatto in maniera sintetica le 14 linee guida del WAI, e invita le Pubbliche Amministrazioni e chi collabora alla realizzazione dei siti (e dunque le agenzie esterne) a mettersi in regola entro i prossimi 6 mesi!!

Diciamo subito che la direttiva ha delle carenze evidenti. Non solo sintetizza troppo le norme WAI, ma ne tralascia in pratica i due aspetti migliori:

1. L'insieme di linee guida di ausilio ai progettisti: ovvero, in poche parole, un'appendice indispensabile per spiegare a chi realizza i siti come fare per rispettare in pratica i criteri di accessibilità. In assenza di queste linee guida, è prevedibile che nasceranno numerose e difformi interpretazioni dei principi. Naturalmente, è possibile fare riferimento ai documenti del WAI, ma questo riferimento non è previsto esplicitamente.
2. L'articolazione delle norme in tre livelli di priorità, di importanza decrescente.

Il documento del WAI, infatti, in maniera molto lungimirante aveva identificato tre livelli di gravità nei problemi relativi all'accessibilità, e di conseguenza tre diversi livelli di adesione alle norme.

  1. Priorità 1. Norme che devono essere rispettate da tutti, pena l'impossibilità per alcuni gruppi di utenti di accedere alle informazioni (livello A di adesione)
  2. Priorità 2. Norme che dovrebbero essere soddisfatte, pena una difficoltà di accesso ad alcune informazioni da parte di uno o più gruppi di utenti (livello AA)
  3. Priorità 3. Norme che potrebbero essere soddisfatte, con l'obiettivo di rendere ancora migliore l'accesso a uno o più gruppi di utenti (livello AAA).


Lo scopo appare evidente, ed è per una volta evidenziato in modo molto pragmatico e tuttavia non riduttivo dallo stesso Jakob Nielsen: poiché adeguare il sito al rispetto completo delle norme è molto complicato, soprattutto per i siti esistenti di una certa entità, la definizione delle priorità consente almeno di iniziare a pensare al primo livello di compatibilità. Il consiglio di Nielsen è quello di rendere compatibile subito al livello A almeno l'home page e le pagine nuove.
In seguito, di avvicinare le pagine più frequentate allo stesso livello, e iniziare a lavorare per la compatibilità per il livello medio (AA), e così via.

Un approccio graduale, insomma, che almeno ha il merito di togliere agli sviluppatori l'alibi del "troppo lavoro", dell'impossibilità pratica ad affrontare il problema.
Invece la questione è prima di tutto etica: le linee guida del WAI possono effettivamente garantire la non esclusione dal mondo internet di varie categorie di utenti disabili.
Esse si basano su due principi:

  1. Garantire una trasformazione elegante delle pagine.
    Attraverso l'uso di tag ALT e LONGDESC e di descrizioni uditive è possibile almeno rendere accessibili versioni alternative di immagini e animazioni. E' inspensabile per garantire questo punto una buona validazione del codice secondo direttive che purtroppo, in pratica, non tutti i browser supportano in maniera conforme (le accuse degli sviluppatori sembrano indirizzarsi insistentemente verso Netscape 4.7, mentre la versione 6 è decisamente migliore, ma anche per gli altri browser c'è ancora della strada da fare).
  2. Rendere il contenuto navigabile e fruibile.

Le 14 linee guida articolate sui tre livelli di priorità servono proprio a questo. La conformità della pagina può essere controllata gratuitamente con il validatore presente su www.cast.org/bobby, il quale scorre il codice HTML alla ricerca di problemi di utilizzo del codice.

E' bene però precisare che l'accessibilità non può essere semplicemente verificata automaticamente. Infatti, uno dei due principi cui fa riferimento, precisamente "rendere il contenuto navigabile e fruibile", non può certo essere stabilito da un programma. E, guarda caso, assomiglia molto alla sintetica descrizione di un concetto che conosciamo già, ovvero... l'usabilità!
Alla luce di queste considerazioni, è possibile anche definire il rapporto che intercorre fra usabilità e accessibilità, almeno per come viene definita dal WAI. Si tratta di un rapporto di inclusione: l'accessibilità, per essere tale, deve includere ANCHE l'usabilità, e, oltre a questo, implementare alcune norme di buona codifica HTML.

Non è dunque vero, come si sente alle volte, che l'accessibilità è uno dei prerequisiti dell'usabilità. E' semmai vero il contrario (l'usabilità è un prerequisito dell'accessibilità), e ne consegue che rendere un sito accessibile è decisamente più difficile che renderlo usabile. E comunque, per rendere un sito accessibile, diventa indispensabile condurre dei test di usabilità. L'usabilità, dunque, si dimostra ancora una volta fondamentale per un accesso più democratico al web, contrariamente a quanto sostengono certe accuse di conservatorismo che periodicamente si vede affibiare da chi, forse, ha altre preocccupazioni e non la conosce poi troppo bene.

Ma quanto difficile è rendere un sito accessibile? Quante rinuncie si debbono fare? In realtà, dipende. Dipende dal livello cui ci si vuole uniformare. Seguendo i consigli di Nielsen, per esempio, non ci sono poi troppe rinuncie da fare per rendere una pagina conforme al primo, più serio livello di priorità. La home page di Usabile.it, per esempio, che non è stato progettato per l'accessibilità, è ora perfettamente aderente al Livello A delle norme. E l'apparenza è assolutamente identica a prima. Non vi sono dunque rinunce così pesanti da fare: qualunque pagina compatibile con un browser di terza generazione può facilmente essere resa accessibile. Le rinunce più dolorose, probabilmente, riguardano l'interattività client-side (essenzialmente tramite l'uso di script Javascript: viene richiesto il tag <NO SCRIPT>, che ovviamente può non bastare per fornire alternative a contenuti dinamici). Ma si tratta di funzionalità che possono spesso essere tranquillamente sostituite con una buona programmazione server-side e con l'uso di programmi CGI.
Per farsi una prima idea delle difficoltà che si incontrano possono esser utili i quick tips (consigli rapidi) del WAI.

Per concludere, va notato che negli Stati Uniti l'accessibilità è considerata un vero e proprio diritto civile (come di fatto è) dalle associazioni dei disabili, che dopo varie battaglie hanno ottenuto che, con la normativa denominata sezione 508, tutti i siti e le intranet della governative siano conformi alle norme sull'accessibilità. Questo ovviamente è anche un vantaggio per il governo, che ha tutto l'interesse che un dipendente disabile riesca ad utilizzare proficuamente il sistema informativo interno ed esterno durante il lavoro. La norma dà tempo agli sviluppatori fino al 21 giugno 2001 affinché si adeguino.
Sebbene questa regola non valga per il settore privato, tutte le agenzie che riceveranno incarichi dalle pubbliche amministrazioni (ricerche, consulenze), se richieste di mettere a disposizione del pubblico i dati risultanti dall'incarico, lo dovranno fare in parti del proprio sito realizzate seguendo la stessa norma.
Una lista di chiarimenti su questo argomento (in lingua inglese) è disponibile on-line seguendo questo link.

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